Il terzo elettore
Donald Trump

Il terzo elettore

Chi guarda (o meglio, legge) quanto sta accadendo in America intorno alle prossime elezioni presidenziali, è portato a pensare che i protagonisti assoluti, misurata la loro presenza sui media, siano Donald Trump e Bernie Sanders. Il primo si appella allo scontento popolare sulla base di un populismo sbrigativo, e sembra deciso a convincere gli americani che per risolvere ogni problema sia sufficiente ostentare un broncio risentito oltre a una mentalità che ai tempi dello schiavismo sarebbe forse passata per buon senso: gli immigrati si fermano con i muri, il terrorismo cacciando gli islamici e, in generale, i cattivi si spaventano facendo la voce grossa.

C’è poi Bernie Sanders, al quale viene attribuito il miracolo di aver sdoganato la parola “socialismo” negli Usa facendo leva sul malcontento diffusosi dopo la crisi del 2008 attorno il sistema capitalistico, governato da corporation, banche e Wall Street. Si tratta, nell’uno e nell’altro caso, di posizioni di grande rilievo polemico, capaci di scuotere e far discutere, posizioni che sagomano un elettorato nel quale i media affondano il bisturi dell’analisi. Chi sono gli elettori di Trump? E quelli di Sanders? È facile trovare, in Rete, analisi sussiegose e profili più o meno articolati.

Il tutto, a mio modesto avviso, dimenticando che ha grandi probabilità di vincere un terzo elettore: quello che voterà per Hillary Clinton. Nessuno ne parla però, perché da che mondo e mondo il volto dell’elettore “moderato” non è mai stato ritenuto degno di indagine. Eppure anche oggi, pur minacciato, negli Usa e in Europa, da crescenti populismi e nazionalismi, nonché da svariati movimenti “anti” (anti-sistema, anti-finanza e anti-politica), c’è il caso che sarà ancora lui a dettar legge. Forse perché il suo desiderio di razionalità e misura, pur latente, è infine più duraturo di ogni vampata passionale e demagogica. Non è detto che nella moderazione si trovi sempre ragione e giustizia, ma almeno si può affermare che trattasi di terreno ostico per l’intolleranza. Il che non è poco.


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