Per Giove!

Per Giove!

In un articolo pubblicato un anno fa o poco più, il grande scienziato Stephen Hawking, fisico teorico tra i più famosi e celebrati, si diceva convinto che il futuro dell’umanità fosse fuori dalla Terra.

«La razza umana - scriveva - non dovrebbe tenere tutte le sue uova in un cestino solo, vale a dire su un pianeta solo». Una frase semplice e quasi buffa che ammette però conseguenze da far girare la testa: portar fuori dal cestino-Terra le uova della razza umana significa colonizzare lo spazio, ovvero trovare uno o più pianeti sui quali trasferirci e, trasferendoci, vivere, ovvero riprodurci, lavorare, organizzarci socialmente e, soprattutto, spostare lassù l’abbonamento a Sky o a Mediaset Premium.

Ieri, dalla Nasa è giunta l’ennesima straordinaria notizia: la sonda Juno, lanciata il 5 agosto 2011, è finalmente arrivata a destinazione: l’orbita di Giove. Cinque anni di viaggio senza sosta all’autogrill per raggiungere il pianeta più grande del Sistema solare, un pianeta talmente vasto che molti astronomi lo considerano una «stella fallita», anche se nessuno di loro ha mai osato dirglielo in faccia per paura di beccarsi uno dei suoi innumerevoli satelliti sui denti.

Secondo il sito ufficiale della Nasa, la missione di Juno consiste nel «comprendere origine ed evoluzione di Giove, cercarne il nucleo solido (il pianeta è circondato da un’atmosfera spessa e densa, ndr), mappare i campi magnetici , misurare acqua e ammoniaca nell’atmosfera profonda e osservare le aurore». Quest’ultimo sembrerebbe l’impegno più rilassante per il povero Juno: tutto il resto ha l’aria di lavoro duro e perfino pericoloso.

Avrete notato che nella «missione» non si fa cenno a cercare una nuova casa per gli umani, ovvero alla possibilità di colonizzare l’enorme pianeta. Forse non ce n’è bisogno: in fondo, ogni scoperta e ogni esplorazione equivale a una colonizzazione, quella dell’ignoto. Se un giorno l’uomo prenderà possesso dello spazio, sarà perché oltre la Terra ha incominciato ad andarci col pensiero.


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