Investire nella casa
può rendere fino al 5%

Viene confermata la formula della compravendita della nuda proprietà

come forma di investimento dei propri risparmi

Dal rapporto nomisma rendimenti in crescita quest’anno a Bergamo

Investire nella casa può rendere fino al 5%

Una casa può arrivare a garantire ai loro proprietari un rendimento lordo medio del 5,5% alla fine di quest’anno. Un valore superiore al livello registrato un anno fa, quando a fine 2017 il tasso di rendimento complessivo medio si era fermato al 4% lordo.

La prospettiva di un mercato immobiliare che ha visto crollare i propri valori fino al 35%, inizia quindi a rivedere una reale ripartenza anche in termini di ritorno sul reddito. Oltre che di nuovo interesse per il più classico bene rifugio di ogni famiglia o piccolo investitore.

L’ultimo Rapporto di Nomisma, la società di ricerca bolognese specializzata nell’analisi del settore immobiliare, nella sua analisi indica questi dati come il risultato finale di un nuovo trend che vede effettivamente il ritorno del mattone al centro di molte scelte su cui puntare i propri risparmi. A fine 2017 il tasso di rivalutazione
per un immobile residenziale
ha sfiorato il 4%
Lo fa applicando la metodologia del “total return”, lo strumento cui si ricorre per calcolare la bontà di un investimento. Il metodo consiste nel confrontare il valore della cifra iniziale investita e si considera dopo un certo periodo il valore finale sommandolo alle cedole o ai rimborsi di capitale incassati lungo quello stesso intervallo di tempo.

La rivalutazione sul territorio

In base a questo metodo, e calcolato sulle città capoluogo di provincia, Bergamo potrebbe registrare a fine 2018 un rendimento medio anno dei propri immobili residenziali fra il 4% e il 5% con punte, per chi investisse oggi in case di un “total return” medio che sfiora anche il 5,5%.Nei prossimi tre anni le stime indicano una crescita dell’indice
di rendimento fino al 9-10%
Per esempio, e volendo allargare a un confronto, Milano lo scorso anno si è dimostrata la miglior città d’Italia per la performance della casa con un tondo 5% e che confermerà anche a fine quest’anno con un ulteriore 5,7% di rendimento lordo complessivo.

Tutti valori, che alla fine, potrebbero giustificare anche un ulteriore fenomeno in corso nel capoluogo orobico: la crescita delle compravendite della nuda proprietà come forma di investimento nel lungo periodo. L’ultima analisi, anche se territorialmente parziale, dell’Ufficio studi di Tecnocasa ha comunque messo in evidenzia questo fenomeno in maniera chiara: il 72,7% degli acquisti di questo tipo è finalizzato all’investimento a lungo termine e solo il 27,3% riguarda l’abitazione principale. L’analisi più nel dettaglio di questi dati fa emergere il vero obiettivo sulle motivazioni che spingono i proprietari a vendere ricorrendo alla formula della nuda proprietà (formula di proprietà alla quale non si accompagna un diritto reale di godimento del bene. La nuova mappa delle compravendite segnala una preferenza
di appartamenti con trilocali
Tipicamente si riferisce a un immobile del quale si acquisisce la proprietà, ma non il diritto di usufrutto): la maggior parte dei venditori (80%) lo fa per reperire liquidità e quindi per mantenere un certo tenore di vita, oppure per far fronte a esigenze legate all’avanzare dell’età e a volte per sostenere i figli nell’acquisto della casa; nel 16,9% dei casi si cerca di migliorare la propria qualità abitativa. Diversamente, chi acquista lo fa per poter mettere a reddito una parte dei propri risparmi. Anche se, va sottolineato, il fenomeno pur restando su valori alti sta rallentando: nel 2016 la percentuale di acquisti per investimento si attestava al 79%. Segno ulteriore che il mercato immobiliare residenziale – oggettivamente dopo un crollo anche irrazionale dei suoi valori e delle quotazioni nel suo complesso – trova più facilmente una disponibilità di offerta anche sotto il profilo delle tipologie di immobili su cui investire.

Come cambiano gli acquirenti

Lo si vede anche dall’età degli acquirenti, più di un investitore su due ha un’età compresa tra 35 e 54 anni (56,9% dei casi), mentre i proprietari hanno un’età superiore a 64 anni nel 73,8% dei casi.

Un ultimo dato che completa la fotografia di questo fenomeno è la tipologia di immobili maggiormente scambiate con la formula della nuda proprietà: ne 37,7% delle preferenze si tratta di appartamenti trilocali, seguiti dai bilocali con il 34,4%.
Se questo è il quadro scattato al 2018, la prospettiva secondo l’analisi di Nomisma è destinata a consolidarsi ancora nei prossimi tre anni. Da qui a fine 2020 l’indice che misura il “total return” cumulato sui due anni e per aree e quotazioni immobiliari confrontabili con la provincia bergamasca prevede valori che sfiorano il 9-10% per l’anno prossimo fino a toccare anche l’11% a fine 2020. Questo significa che i dati a tre anni e relativi a un investimento fatto oggi in una casa potrebbero far registrare a un proprietario un rendimento complessivo lordo fino al 15%.

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