Mercoledì 11 Novembre 2009

I finanzieri di Treviglio scoprono
una frode all'Iva per 24 milioni

I finanzieri della Compagnia di Treviglio hanno scoperto una frode all’Iva per circa 24 milioni di euro, realizzata nel settore del commercio di materie chimiche da un’associazione a delinquere capeggiata da un imprenditore della Bergamasca.

L’attività ha preso avvio da una richiesta di accertamenti proveniente da un altro reparto della Guardia di Finanza e relativa a una cittadina rumena residente a Treviglio. Nell’occasione è emerso che quest’ultima aveva in uso una sim telefonica intestata a una società trevigliese che aveva effettuato importazioni di grossi quantitativi di prodotti chimici e non aveva mai presentato le dichiarazioni fiscali.

A seguito di una serie di attività investigative coordinate dalla procura della Repubblica di Bergamo è stato appurato come questa società sia stata solo una di quelle coinvolte in un disegno evasivo molto più ampio, che ne ha visto come co–protagoniste altre sette società.

Infatti, i prodotti chimici sono stati effettivamente trasportati dai fornitori esteri a una società bergamasca. La documentazione fiscale esaminata ha invece mostrato un percorso più ampio, in cui si sono inserite le altre, rivelatesi poi dei «soggetti-fantasma», che non hanno né presentato le dichiarazioni, né versato alcuna imposta.

In sostanza, è stato fatto apparire che la merce è stata ceduta dal fornitore a queste ultime che, a loro volta, le hanno fatturate alla società bergamasca, che ha così potuto detrarre l’imposta. Accanto al vantaggio fiscale, quest’ultima ha potuto vendere i prodotti a prezzi più bassi, alterando così la libera concorrenza sul mercato.

Ma anziché intestare le società fantasma a «teste di legno» (ovvero persone nullatenenti e spesso con significativi precedenti penali), gli artefici della frode hanno questa volta fatto sempre ricorso a documenti di identità contraffatti, grazie a cui hanno cercato di far ricadere la responsabilità penale delle loro azioni su persone inesistenti oppure, in alcuni casi, reali ma sinceramente ignare dei fatti e del ruolo che, all’interno delle società, gli si voleva attribuire.

Al termine delle indagini 21 persone responsabili di vari reati sono state segnalate alla procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo e, oltre all’Iva evasa, sono state evidenziate all’Agenzia delle Entrate somme su cui non sono state calcolate le imposte per circa 125 milioni di euro.

m.sanfilippo

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