Venerdì 13 Novembre 2009

Assalto al portavalori in A4
Così la Mobile ha preso la banda

La squadra mobile di Bergamo ha eseguito sette ordinanze di custodia cautelare emesse dal tribunale di Bergamo nei confronti dei presunti autori dell'assalto a un furgone portavalori, il 9 giugno 2008 sull'autostrada A4, tra Brescia e Milano, nei pressi del casello di Seriate. La rapina fruttò quasi due milioni di euro. Quel giorno, intorno alle 20.40, un commando di almeno 10 banditi incappucciati e armati di kalashnikov bloccò un tratto di autostrada incendiando alcune automobili prendendo d'assalto un furgone portavalori e riuscendo poi a scappare con il bottino.

Le indagini della squadra mobile, in collaborazione con quella di Foggia e coordinate dal Servizio centrale operativo, hanno permesso di sgominare l'intera presunta banda, che operava tra la Lombardia e la Puglia. I destinatari dei provvedimenti sono tutti lombardi e pugliesi di età tra i 27 e i 42 anni. Oltre ai sette arrestati ci sono altre tre persone indagate a piede libero.

In manette sono finiti Francesco Scirpoli, 27 anni, residente a Mattinata (Foggia), Mario Scarabino, 36 anni attualmente residente a Manfredonia ma all'epoca dei fatti residente a Vedano Olona (Varese), Francesco Massaro, 42 anni, residente a Cerignola (Foggia), Giuseppe Papaleo, 40 anni, calabrese di origine ma residente a Predore, Francesco Fiananese, 42 anni, di Manfredonia, Pasquale Murgo, 43 anni, residente in provincia di Lodi, e Matteo Lombardi, 39 anni, residente a Manfredonia, ma all'epoca dei fatti a Malnate (Varese).

Gli arrestati si trovano ora nelle carcere di Bergamo, Foggia e Lodi.

Il percorso per risalire ai presunti autori dell'assalto al portavalori è stato lungo e tortuso, ma portato avanti con grande professionalità e competenza.

I 10 bossoli di kalashnikov trovati sul luogo dell'assalto, calibro 7,61, sono risultati appartenere alla stessa arma che la Squadra Mobile di Bologna aveva sequestrato nel corso delle indagini per una rapina messa a segno nel Bolognese con le stesse modalità. L'unica differenza stava nella modifica del percussore dell'arma, modificato con il preciso scopo di confondere le acque agli investigatori.

A questo primo elemento ne va aggiunto un secondo. Una decina di giorno dopo la rapina al portavalori, in una sorta di cunicolo di sicurezza nell'area industriale di Bolgare, al confine con l'autostrada, a ridosso di una piccola azienda in cui lavorava Papaleo, era stato ritrovato un borsone contenente due mototroncatrici, grandi e particolari flessibili utilizzati per tagliare le lamiere del furgone portavalori preso d'assalto, come risultato dagli accertamenti scientifici cui i due attrezzi erano stati subito sottoposti. Sulle lame la scientifica aveva infatti ritrovato microtracce di vernice blu, la stessa della scritta del furgone rapinato. Dal numero di matricola delle macchine, la squadra mobile è risalita al luogo d'acquisto, nel foggiano.

Individuatro Papaleo come tipo sospetto, l'uomo è stato messo sotto stretta sorveglianza così come la sua utenza telefonica, dalla quale sarebbero risaliti dapprima al Massaro e via via agli altri.

Le utenze telefoniche sono un altro grande pezzo del puzzle ricostruito dagli inquirenti per risalire ai presunti autori della rapina. La Squadra Mobile ha infatti accertato che gli indagati utilizzavano - esclusivamente per parlare tra di loro dell'assalto al portavalori e di nient'altro - cinque schede telefoniche, messe anch'esse sotto controllo. Da una di queste, però, un giorno è partito un messaggino ad un'utenza diversa dalle altre quattro, a quella cioè di un altro personaggio malavitoso pugliese la cui utenza telefonica era anch'essa sotto controllo. Proprio da questo messaggino si è risaliti a uno dei componenti della banda finita in manette.

Ulteriori controlli hanno poi accertato che il giorno della rapina, il 9 giugno, le celle cui i telefonini degli indagati erano "attaccate", vale a dire i ponti radio, erano tutte nella zona dell'assalto. Ma c'è di più: il 28 e il 29 maggio le celle degli stessi telefonini tracciavano lo stesso percorso lungo l'autostrada percorso in quei due giorni dal portavalori preso di mira il 9 giugno.

Per la verità l'assalto era programmato il 2 giugno, ma quel giorno un portavalori andò in avaria lungo la Milano - Venezia e quando un portavalori va in avaria, in zona confluiscono anche le forze dell'ordine per controllare che non ci siano rapinatori in giro. I banditi sanno di questa cosa e rinunciano al colpo. Ma dal controllo delle celle dei cellulari risulta chiaramente che tutti i componenti della banda erano, per così dire, ai posti di combattimeno, pronti ad entrare in azione.

Il colpo viene dunque rimandato di una settimana esatta, il 9 giugno.

I reati contestati, a vario titolo, agli indagati vanno dalla rapina continuata aggravata al tentato omicidio (sia delle guardie giurate all'interno del portavalori sia di due giovani turisti spagnoli, la cui auto, passata attraverso lo sbarramento di vetture predisposto dai banditi, era stata presa di mira dai proiettili dei banditi, fermatisi fortunatamente tra le valige del bagagliaio), alla detenzione di armi da guerra o comunque non consentite, al danneggiamento fino alla ricettazione.

e.roncalli

© riproduzione riservata