Lunedì 23 Novembre 2009

Università: i voti del ministero
«non sono valori di merito»

I numeri sono sempre opinabili, ma le classifiche sugli indicatori di qualità introdotti dal ministero parlano chiaro. L'Università degli Studi di Bergamo occupa il 37° posto su 56 atenei per quanto riguarda la didattica; mentre è al 51° posto su 56 università per la ricerca. Ciò significa che la quota ottenuta dall'ateneo di Bergamo sul totale degli incentivi per la didattica sarà dell'1,02%, mentre per la ricerca si abbassa allo 0,25%. Tradotto in soldoni, più bassa è la classifica e minori saranno i contributi statali.

«Non si tratta di indicatori di qualità, ma questa è la classifica di chi riceve più soldi - taglia corto il rettore Stefano Paleari -. In ogni caso i dati evidenziano che Bergamo riceve meno di quanto dovrebbe. Sono dati comunque di natura assoluta e non relativa. Cioè non mi preoccupano queste classifiche in quanto non riguardano il merito. Quanto al dato che appare così eclatante riguardante la ricerca, va evidenziato che la valutazione riguarda un periodo passato dal 2001 al 2003, quando è vero che l'Università non aveva brevetti, ma ora diversamente ne ha. Dunque la situazione è già cambiata».

In una nota il rettore precisa inoltre: «I dati de Il Sole 24 Ore confermano quanto già noto da luglio di quest’anno, ovvero che i fondi distribuiti sulla base di incentivi rimodellano le classifiche dei fondi assegnati su base storica. In particolare l’Università degli Studi di Bergamo ottiene lo 0,5% su base storica e riceve l’1,2% dei fondi attribuiti come incentivi per la didattica e lo 0,25% per la ricerca. Nell’ultimo caso i dati si riferiscono al 2001/2003 e  per esempio dicono che Bergamo non ha alcun brevetto, invece ad oggi il nostro Ateneo ha 6 brevetti depositati. In ogni caso sulla base delle classifiche de Il Sole 24 Ore l’Università di Bergamo dovrebbe avere tra i 10 e 15 milioni di euro in più all’anno. Il titolo dell’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore è fuorviante dal momento che afferma che le università più grandi sono brave perché ricevono più soldi. Il titolo quindi è tutt’altro che da 110 e lode».

Le classifiche - pubblicate su IlSole24Ore - riassumono le performance ottenute dagli atenei secondo i nove indicatori ministeriali di qualità e le graduatorie generali su didattica e ricerca messe a punto in base agli stessi indicatori. I nove indicatori ministeriali riguardano la docenza per corso; la dispersione iniziale; gli esami superati; il giudizio degli studenti; l'occupazione; la produzione scientifica; i brevetti; i docenti «promossi»; i successi europei.

Dalla ricerca, IlSole24Ore evince che «in tutta Italia uno studente su cinque rimane parcheggiato in università senza riuscire ad accumulare in un anno nemmeno cinque crediti formativi, il minimo per registrare la sua presenza attiva fra corsi ed esami». «Il battesimo del fuoco accademico, poi, è un dramma per molti, visto che nmeno del 35% delle ex matricole esce dal primo anno con in tasca almeno i due terzi dei crediti necessari per rimanere nei tempi giusti».

Le classiche premiano in particolare le università Roma Tre per la docenza per corso; il Politecnico di Milano per giudizio degli studenti e per i successi europei; Venezia Iuav per gli esami superati; La Sapienza di Roma per la produzione scientifica e i docenti «promossi».

e.roncalli

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