Martedì 15 Dicembre 2009

I detenuti lombardi al lavoro
per realizzare l'Expo 2015

Potranno essere coinvolti in servizi di facchinaggio o di pulizia sedi, ma anche di digitalizzazione o archiviazione, di manutenzione o di catering e cucina. Insomma, i detenuti lombardi potranno partecipare attivamente alla costruzione dell'Expo 2015. E' quanto prevede il protocollo d'intesa sottoscritto martedì 15 dicembre fra il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il commissario straordinario per l'Expo, Letizia Moratti e l'amministratore delegato di Expo 2015 spa, Lucio Stanca, alla presenza del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Erano presenti anche il provveditore regionale alla carceri, Luigi Pagano, e il presidente del consiglio provinciale di Milano, Bruno Dapei.

«Un'iniziativa che ha un grande valore concreto e simbolico - ha detto Formigoni - che dimostra come l'Expo stia iniziando ad essere un evento di tutti, un avvenimento che i milanesi, i lombardi, tutti gli italiani condivideranno, con l'obiettivo della crescita non solo di una città o di una regione, ma anche di ogni singola persona. E questo é l'importante valore simbolico del protocollo. Accanto a questo - ha precisato Formigoni - va sottolineato il valore concreto ed educativo di un'iniziativa del genere: puntare alla crescita di persone che hanno sperimentato il disagio, l'errore, alle quali possiamo offrire, attraverso il lavoro, una prospettiva di cambiamento, di incontro con nuove motivazioni e nuovi orizzonti. Infatti, come ci ricorda la Costituzione - ha aggiunto - il trattamento rieducativo dei detenuti deve tendere innanzitutto al loro reinserimento sociale. Oggi presentiamo dunque uno strumento che individua proprio nelle attività lavorative il mezzo intorno al quale costruire validi programmi di reinserimento sociale».

Quello sottoscritto martedì è un testo che ben si inserisce nel quadro di azioni che da diversi anni Regione Lombardia sta portando avanti a sostegno dei detenuti e del loro reinserimento. La legge regionale n.8 del 2000, ad esempio, è una pietra miliare in materia di tutela delle persone recluse. «Una legge - ha sottolineato Formigoni - che favorisce il minore ricorso possibile a misure privative della libertà, nonché il recupero e il reinserimento dei detenuti, anche con il coinvolgimento di Asl, enti locali, terzo settore e volontariato».

Con la stessa norma e d'intesa con il provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria e con il Centro per la Giustizia minorile, sono state sostenute attività di orientamento, consulenza e motivazione al lavoro dei detenuti e forme di incentivazione a favore delle imprese che assumono persone ammesse al lavoro esterno e a misure alternative. Sono state avviate anche iniziative specifiche, che vanno dall'accoglienza abitativa temporanea a percorsi di formazione/lavoro e di reinserimento nel tessuto familiare e sociale. Altre ancora hanno riguardato progetti di accompagnamento e di tutoring in percorsi di pubblica utilità, il sostegno ad associazioni e servizi per la ricerca delle opportunità di lavoro socialmente utili e percorsi di riconciliazione attraverso la collaborazione ed il supporto delle realtà associative locali.

k.manenti

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