Domenica 24 Gennaio 2010

Disney, gadget e videogame
La favola del disegnatore Pochet

Dalle pagine di Topolino ai personaggi dei videogiochi, dalle carte da gioco ai consigli on line agli aspiranti fumettisti. È un percorso artistico molto vario e soprattutto tracciato in punta di matita quello di Fabio Pochet, disegnatore 31enne di Treviglio, della frazione Geromina per l’esattezza. Nell’arco di un quinquennio Pochet ha saputo trasformare una passione dagli obiettivi non ben definiti in una vera e propria professione che gli sta dando parecchie soddisfazioni. A cominciare dal rapporto con Disney Italia per poi spaziare all’estero con collaborazioni per illustrazioni e pubblicità.

Eppure il suo incontro con il fumetto e il disegno non è stato un amore a prima vista: «Il mio percorso di studi non ha privilegiato da subito l’aspetto artistico. Ho fatto il liceo scientifico e soltanto dopo il diploma ho frequentato il corso di fumetto alla scuola superiore di arte applicata a Milano. In realtà mi ero iscritto per diventare sceneggiatore visto che mi piaceva raccontare storie. Ma in questa scuola il disegno rappresentava una parte importante dell’insegnamento, quasi l’80% delle lezioni così ho cominciato a disegnare. Inizialmente non credevo che fosse quella la mia strada, ma ci ho messo molto impegno, per certi versi è stata la mia università».

Nel frattempo Fabio si manteneva lavorando negli autogrill oppure come commesso in libreria finché, terminato il corso di fumetto, gli è capitato di vedere un bando dell’accademia Disney per un master in Comics e new media. «Ho presentato il mio curriculum e il mio portfolio (book con le opere realizzate nei tre anni di corso) - racconta - e sono riuscito a superare due selezioni, così ho iniziato il percorso in Disney Italia. È stato un master impegnativo ma pieno di soddisfazioni: quattro giorni alla settimana per imparare sul campo tecniche e i metodi di lavoro. Ero felicissimo perché ho avuto modo di conoscere molti professionisti e vedere come si lavora "dietro le quinte" di un fumetto e non solo. La Disney infatti si occupa dell’intrattenimento a tutto campo. E dopo il corso ho avuto modo di lavorare con loro in diversi progetti».

Una volta acquisiti gli strumenti del mestiere Fabio non si è più fermato: «Il mio primo lavoro importante sono state le copertine dei classici della letteratura in versione Disney, come i "Promessi paperi". Ma grazie a internet il mio curriculum è circolato per case editrici di tutto il mondo: ho realizzato illustrazioni e pubblicità per diverse ditte estere. Ricordo di recente dei disegni tratti da una serie a cartoni animati prodotta negli Emirati Arabi. Per Disney Italia il lavoro più consistente è stato il progetto Wizard of Mickey, una serie di ispirazione fantasy che vede Topolino, Paperino e Pippo alla ricerca di magici cristalli».

«La cosa che mi ha più entusiasmato - spiega il disegnatore trevigliese - è stato il lavoro per creare un gioco di carte collezionabili: ho fatto la maggior parte delle illustrazioni e ho potuto uscire dai canoni dei personaggi visti nelle vignette. Per alcune illustrazioni ho usato uno stile pittorico più elaborato rispetto al fumetto. Volevo fare qualcosa di nuovo e ho usato delle deformazioni prospettiche in modo da inquadrare i personaggi in maniera originale e dare il senso di una vista tridimensionale. Le carte sono piaciute, visto che ne sono state realizzate diverse edizioni ed espansioni».

Fabio Pochet ha lavorato anche per il corso di fumetto in fascicoli della De Agostini: «Sono uno dei sette disegnatori impegnati nel progetto di Accademia Disney uscito in edicola. Oltre alle lezioni, è stato aperto il sito internet Art cafè che consente agli "allievi" di far vedere i disegni on line e ricevere correzioni e consigli. Io in particolare mi sono occupato della colorazione a computer. Si è creato un corso interattivo on line e devo dire che il confronto con i ragazzi è sempre molto stimolante e divertente».

E tra le attività del disegnatore trevigliese ce ne sono alcune fuori dai canoni classici del fumetto, come la creazione di gadget allegati a riviste: «Solitamente il committente mi propone un tema, io realizzo dei disegni dell’oggetto e dei suoi componenti visto in varie prospettive che vengono poi affidati al modellista che creerà il prototipo. Da qui si arriva infine alla produzione vera e propria del modello che sarà allegato alla rivista. È un lavoro molto soddisfacente: vedere una cosa che ho disegnato sulla carta trasformata in un oggetto reale è sempre una strana sensazione».

Per Pochet il disegno non deve necessariamente restare confinato sulle pagine di un fumetto e a questo proposito suggerisce alcuni sbocchi lavorativi che in questo periodo stanno conoscendo un positivo fermento: «Il cinema, in particolare quello di animazione, è un ambito dove il disegno resta una componente fondamentale. Siamo abituati a vedere scene incredibilmente dettagliate e ben colorate, ma non è tutto merito del computer: l’informatica resta uno strumento, alla base del lavoro creativo c’è ancora il disegnatore con carta e matita».

Anche i videogame sono diventati la nuova frontiera per i disegnatori: è un settore che la crisi non l’ha sentita ed è diventata una fonte primaria di guadagno primaria anche per l’industria cinematografica di Hollywood. «Occuparsi di videogiochi oggi è come produrre un film e i disegnatori sono una componente importante. I disegni sono la base di partenza nella costruzione degli scenari e delle animazioni. Nei videogame il livello artistico sta diventando molto approfondito e il lavoro per i disegnatori non manca, infatti tutto comincia sulla carta: illustrazioni pittoriche di personaggi, costumi, accessori e tutto quanto occorre per inventare una realtà verosimile».

Pochet ammette di essere stato guidato da una buona stella, ma la tenacia in questo settore resta l’ingrediente principale per l’aspirante fumettista: «Vedendo i giovani che cercano di entrare nel mondo del fumetto va chiarito che è un percorso lungo e difficile. Se qualcun volesse farlo come lavoro gli direi di impegnarsi molto, perché non è facile. Ai giovani suggerisco di partire dagli studi in un liceo artistico e di tenersi comunque aperte altre strade».
 Gianlorenzo Barollo

m.sanfilippo

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