Martedì 09 Febbraio 2010

Grem, l'amico di Stefano racconta
«È sceso in un tratto immacolato»

Si chiama Luciano, ha 57 anni ed è di Ciserano. Domenica mattina era con Stefano Mangili, lo scialpinista 45enne residente in Città Alta travolto da una valanga e rimasto per diverse ore sotto quasi due metri di neve. «E dire che, scherzando, quando Stefano durante l'escursione verso la cima del Grem mi ha avvisato che provava un tratto di neve immacolata e mi avrebbe raggiunto in un secondo momento - racconta ora lo scialpinista - io gli risposi con una battuta: sapevo che non aveva l'Arva (l'apparecchio per la ricerca in valanga, ndr), e gli dissi che contavo proprio di vederlo sulla cima perché non sarei andato a cercarlo in caso di una slavina».

Quello che sembrava solo una battuta o un evento improbabile, purtroppo si è verificato. Mangili è rimasto sotto una slavina e ora, ricoverato all'ospedale San Gerardo di Monza, lotta tra la vita e la morte. «E dire che la meta iniziale della nostra escursione era un'altra - continua Luciano - perché volevamo andare a Lizzola, ma ci abbiamo rinunciato proprio per il pericolo valanghe optando per una meta classica e meno problematica, la cima del Grem».

Così Luciano ha raggiunto Stefano a Bergamo e, insieme, sono arrivati a Oltre il Colle. «Verso le 8 eravamo già alla Plassa di Zambla, dove siamo partiti per l'escursione. C'erano tantissime tracce sull'itinerario, credo ci saranno stati almeno 200 scialpinisti sul monte perché è considerato un percorso più sicuro in caso di pericolo. Lungo il cammino Stefano mi ha distanziato un poco, perché avevo incontrato un amico e parlavo con lui, fino a quando l'ho visto fermarsi su un colletto. Erano circa le 9,30 e Stefano s'è tolto gli sci. Così gli ho chiesto se aveva problemi con le pelli sotto gli sci. Lui ha spiegato che stava pensando di fare una variazione».

«C'è tanta gente che sale - mi ha detto testualmente -, ne lascio scendere un po' e nel frattempo provo a scendere da questo versante dove non è ancora passato nessuno, e poi ti raggiungo sulla cima». Mi sono incamminato e ricordo di avergli detto che se non ci fossimo visti sull'itinerario, il punto di ritrovo sarebbe stata la baita Grem».

Sulla stessa montagna c'erano anche allievi e istruttori della scuola Cai della Valle d'Adda, che Luciano conosceva bene perché l'ha frequentata e dove è stato aiuto istruttore. «Arrivato in cima - continua Lucio - ho mangiato e poi son sceso fino alla baita Grem per risalire alla cima e nuovamente ridiscendere. Pensavo di trovarlo o sulla cima o al più tardi alla baita ma così non è stato. Era arrivato mezzogiorno e ancora non si vedeva: controllavo a vista il pendio dove si era avventurato, ma della sua tuta gialla nemmeno l'ombra, così ho pensato che non ci eravamo capiti sul punto di ritrovo e ho creduto potesse essere andato all'auto ad aspettarmi; sono sceso per raggiungerla lasciando però detto ai ragazzi del Cai di Cassano d'Adda di dargli la mia posizione, se lo avessero visto e riconosciuto».

«Arrivato all'auto Stefano non c'era, ho aspettato per un'ora, cercandolo a intervalli di contattarlo per cellulare, ma il telefonino suonava a vuoto. Ormai ero nel panico, cominciavo a preoccuparmi e all'arrivo di un istruttore del Cai abbiamo contattato dei colleghi a monte tramite ricetrasmittente: dalla descrizione del percorso che aveva seguito Stefano, l'istruttore aveva controllato il tracciato vedendo che c'era una traccia che finiva proprio per una valanga staccatasi da un lastrone di ghiaccio».

A questo punto, erano circa le 14.30, sono partite le chiamate al soccorso alpino, che ha inviato sul posto i propri equipaggi. Luciano li ha avvisati che Stefano non portava l'Arva, ma grazie all'ausilio dei cani l'amico è stato ritrovato nel giro di breve tempo. «Ho assistito alle fasi delle ricerche dal Colle di Zambla dove mi sono recato nel frattempo - racconta ancora Luciano - e quando è stato ritrovato Stefano ho chiamato la moglie per informarla di quanto avvenuto, soprattutto per dirle che era ancora vivo e che si trovava a Monza». «Sono ancora scosso per quanto avvenuto . conclude -. Ci conosciamo già da alcuni anni e conosco la sua esperienza in montagna».
 Silvia Salvi

m.sanfilippo

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