Mercoledì 10 Febbraio 2010

Università, Amaduzzi lascia
Se ne va un pezzo di storia

Lascia l'università Antonio Amaduzzi, storico docente di economia, più volte preside di Facoltà e recentemente premiato dal rettore Paleari per il lavoro svolto in 32 anni nell'ateneo bergamasco. Laureato alla Bocconi nel '58, Amaduzzi ha insegnato in molte importanti università italiane, come la stessa Bocconi, Bologna, il Politecnico di Milano, Pavia.

Nel '77, quando Economia a Bergamo era ancora soltanto un piccolo corso di laurea, decise di trasferirsi nella nostra città: per amore di Bergamo, spiega, e perché aveva intuito che Economia qui poteva diventare un progetto interessante e in crescita. Quando Economia è diventata Facoltà ne è stato il primo preside, carica che ha poi ricoperto per alcuni anni anche recentemente.

«Quando sono arrivato l'ateneo non era nemmeno riconosciuto come Università statale – continua –. Da subito, insieme all'allora rettore Giorgio Zego, ci siamo messi al lavoro per far capire alla città che l'università esisteva e aveva le sue potenzialità e per cercare di inserirla il più possibile nel contesto internazionale. Obiettivi che col tempo abbiamo raggiunto: l'università è cresciuta, Economia in particolare ha visto passare le iscrizioni da 200 a più di mille nel giro di pochi anni. Abbiamo quindi conquistato il nostro spazio nel contesto cittadino e ci siamo impegnati molto per promuovere il progetto Erasmus, che alla fine degli anni '80 era ancora completamente sconosciuto. È a Bergamo che abbiamo sperimentato i primi scambi tra studenti europei. Nel '90 siamo stati premiati come miglior progetto Erasmus in Italia».

Un'altra importante sfida che nel corso degli anni si è combattuta è stata quella degli spazi: l'università cresceva ma continuava a rimanere «rintanata» negli spazi ridotti di città alta. «Con il rettore Alberto Castoldi (che ha preceduto Paleari n.d.r.) siamo riusciti a guadagnare finalmente nuovi spazi. A lui va il merito di aver tenuto duro nella contrattazione con gli enti cittadini. Dopo l'istituzione di Ingegneria a Dalmine abbiamo creato anche Treviglio e poi recuperato i nuovi spazi di cui ora si può usufruire in città».

Un'università piccola, efficiente e internazionale: così Amaduzzi (che da oggi lavorerà come revisore dei conti per la Banca popolare) intendeva l'ateneo bergamasco nel '77 e a suo parere queste devono continuare ad essere le linee guida per lo sviluppo dei prossimi anni.
Sara Agostinelli

a.ceresoli

© riproduzione riservata