Giovedì 11 Febbraio 2010

Ucciso a Mornico, parla il fratello:
«Impossibile che Aziz spacciasse»

«Non credo che mio fratello fosse uno che vendeva droga: era arrivato da appena due mesi, non conosceva quasi nessuno e non parlava nemmeno una parola in italiano. Forse è salito su quella macchina senza sapere a cosa andava in contro». Mohamed Amiri, il fratello del diciottenne marocchino Aziz ucciso sabato sera a Mornico da un proiettile partito accidentalmente dalla pistola di un carabiniere durante un controllo antidroga, mercoledì ha deciso di rompere il silenzio in cui aveva preferito chiudersi nei giorni scorsi nella sua casa di via Monte Grappa a Zandobbio, a pochi passi dal municipio.

È stato proprio Mohamed Amiri ad andare dai carabinieri e a riconoscere il corpo di Aziz, che era in Italia da clandestino e senza documenti: «Vorremmo avere notizie più precise su ciò che è successo – prosegue Mohamed – e sul perché è successo: tutta la famiglia, compresi i genitori in Marocco, stanno vivendo momenti di grande dolore. In queste ore ci sono vicine tante persone: parenti e amici vengono a farci visita e telefonano da tutta Italia, la mia casa è sempre affollata di persone, quasi non riesco ad accogliere tutti».

Mohamed Amiri si è preso l'incarico anche di gestire per la famiglia la parte burocratica della tragedia del fratello: è in contatto con i carabinieri, con il consolato e si sta muovendo anche per poter celebrare i funerali del fratello in Marocco, una volta che la procura avrà rilasciato il nulla osta alla sepoltura.

Sul fronte dell'inchiesta della magistratura, mercoledì non è stata fatta l'autopsia sul corpo come si pensava, ma sono proseguite la indagini per catturare l'immigrato che sabato sera, secondo la ricostruzione dei carabinieri, avrebbe speronato con la Peugeot 206 la pattuglia civetta del nucleo operativo di Bergamo arrivata per un controllo antidroga e poi avrebbe cercato di strappare la pistola dalle mani dall'appuntato che quindi ha esploso accidentalmente il colpo.
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k.manenti

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