Martedì 23 Febbraio 2010

Scialpinismo senza regole
Così è impossibile la prevenzione

Pur avendo catene montuose tra le più belle al mondo, l'Italia non ha una legislazione in grado di disciplinare chiaramente l'attività dello scialpinismo: di fatto si può andare dove si vuole, a patto di non provocare slavine o valanghe. Carenza legislativa da una parte e sanzioni irrisorie dall'altra (non più di 50 euro) impediscono tra l'altro di mettere in atto un'efficace prevenzione dei pericoli insiti in questa diffusissima disciplina, Bergamasca compresa.

Lo dice Bruno Paternoster, comandante del Corpo forestale di Piazza Brembana, sotto la cui giurisdizione ricadono anche le montagne di Bremboski, dove domenica scorsa si è staccata l'ennesima valanga che ha poi travolto uno scialpinista di Ponte San Pietro, a sua volta denunciato dai carabinieri di Branzi per aver provocato egli stesso il distacco nevoso.

«Il limite maggiore alla prevenzione degli incidenti da valanga – spiega Paternoster – è proprio la mancanza di una legislazione apposita per chi fa scialpinismo. In pratica chiunque parta per fare un giro in montagna, che cia sia pericolo valanghe o no, non è sanzionabile. A meno che provochi lui una valanga o comunque crei una situazione di pericolo anche per altri. Naturalmente in quel caso è denunciabile, con gradi diversi di sanzione. Oppure ci vorrebbe un divieto esplicito del sindaco, tramite ordinanza, di fare scialpinismo. In quel caso potremmo multarli».

«C'è poi il caso dello sciatore tradizionale – continua il comandante della Forestale – che acquista lo skipass per utilizzare le normali piste. In questo caso, invece, la persona è sanzionabile se fa fuori pista, ma la multa, in base alla normativa regionale, non va oltre le 50 euro».

«Ci sono poi situazioni in cui gli agenti di Polizia giudiziaria (carabinieri, polizia o forestale – n.d.r.) possono sanzionare chi si rifiuta di rispettare un ordine. Domenica scorsa, per esempio, proprio al Montebello, alcuni scialpinisti avrebbero voluto proseguire, nonostante il pericolo di valanghe fosse marcato. In quel caso abbiamo ordinato loro di non avventurarsi. Qualcuno, però, non ci ha ascoltato, e in quel caso, è stato multato per mancato rispetto di un comando teso a impedire una situazione pericolo».

«Difatto un controllo degli scialpinisti – prosegue Parternoster – non è possibile. Quello che riusciamo a fare, in collaborazione con i carabinieri e con i pattugliatori che controllano le piste, è un'azione di prevenzione e monitoraggio da lontano. Ma mancano gli strumenti veri: una legge che regolamenti e vieti la pratica in situazioni particolari, per esempio, e sanzioni più alte per chi fa fuoripista».

Anche i carabinieri sono impegnati nel controllo sulle piste. La pattuglia di Branzi è in genere composta da due agenti impegnati nel comprensorio di Bremboski nei fine settimana. «Sono muniti di cannocchiale – spiega il comandante della stazione – ma in genere sono i pattugliatori delle piste a segnalarci i casi di sciatori che vanno fuori pista. Li attendiamo e poi li sanzionamo o denunciamo a seconda della gravità della situazione, anche dell'eventuale pericolo che corre chi va a prenderli. Poi la decisione dipende dal magistrato».

Come successo qualche giorno fa per i tre sciatori scesi dal Valgussera e travolti da una piccola valanga, poi sanzionati. Sono all'incirca 250 i volontari addestrati ed abilitati al soccorso piste che prestano servizio nelle stazioni sciistiche bergamasche ma nessuno di loro è abilitato ad effettuare ufficialmente i necessari segnali di preavviso e a controllare gli sciatori indisciplinati. Per poterlo fare, dovrebbero avere un riconoscimento ufficiale. Recentemente ad avanzare la necessita di ufficializzare la figura dei soccorritori con una apposita legge nazionale, è stato il magistrato, Alfonso Marra, il quale ritiene sia necessario dare loro una identità professionale, come è stato fatto con il Corpo nazionale del soccorso alpino.

Per quanto riguarda il fenomeno incontrollato della valanghe causate da fuoripista, l' articolo 17 della legge 363, del 2003, in materia di sicurezza nella pratica dello sci, prevede che chiunque pratica lo sci alpinismo, la dove vi siano rischi di valanghe, deve essere dotato di appositi sistemi elettronici di ricerca. Arva, sonde a pala da neve, e sul come usarli che dovrebbero essere imposti anche agli snowboarder, e, se si avventurano in aperta montagna, anche agli escursionisti con le ciaspole.

Guerino Lorini, già istruttore nazionale della Federazione italiana sicurezza piste sci che ha al suo attivo 25 anni di soccorso sulle piste insieme al corpo volontari Presolana, dice: «Se nelle città, per combattere il fenomeno dei parcheggi selvaggi si ricorre agli ausiliari della sosta, in montagna e nelle stazioni sciistiche dove sono in gioco la vita delle persone e degli stessi soccorritori, sarebbe utile estendere questi compiti di “ausiliari della sicurezza “ anche ai soccorritori ed ai pattugliatori, quali diretti collaboratori con la polizia locale. E considerando che i travolti dalle valanghe hanno buone possibilità di sopravvivere se estratti rapidamente, riconoscere loro questa qualifica è più che necessario e ragionevole».

a.ceresoli

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