Giovedì 25 Febbraio 2010

Ciclismo, frode fiscale
nelle pubblicità: due arresti

Acquistavano diritti per l'allestimento e lo sfruttamento degli spazi pubblicitari in occasione di eventi sportivi (in particolare gare ciclistiche), interponendo società che emettevano fatture false, con l'obiettivo di abbattere i ricavi, vantare credito di imposta e, dunque, pagare meno tasse.

Con questa accusa sono finiti ai domiciliari i due soci di un'impresa pubblicitaria operante nel settore sportivo, la Pragma Adv Spa, con sede a Bergamo. I militari della Guardia di Finanza hanno eseguito martedì a carico dei due imprenditori un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, su richiesta del pm Maria Mocciaro.

L'ipotesi di reato è associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale. Altre 6 persone residenti nella Bergamasca e nel Bresciano figurano iscritte nel registro degli indagati: si tratterebbe di dirigenti di società sportive oppure di presunti prestanome che avrebbero contribuito a vario titolo alla frode ipotizzata dai finanzieri.

L'indagine è stata condotta dal nucleo di polizia tributaria e - secondo quanto reso noto in un comunicato delle Fiamme Gialle - avrebbe permesso di scoprire una rete d'imprese dedita a una presunta frode fiscale commessa fra il 2003 e il 2008 nel settore pubblicitario in ambito sportivo, in particolare quello ciclistico.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la società bergamasca deteneva regolarmente i diritti per l'allestimento e lo sfruttamento degli spazi pubblicitari in occasione di eventi sportivi, acquistati da alcune associazioni sportive che, in qualità di organizzatrici degli eventi, hanno curato la collocazione in calendario delle gare e la ricezione delle iscrizioni dei partecipanti.

Dal punto di vista formale, spiegano le Fiamme Gialle, le associazioni sportive avevano però ceduto i diritti prima ad altri soggetti, e solo dopo due o tre passaggi i diritti sarebbero giunti alla società bergamasca. «L'effetto - dice il comunicato della Finanza - è stato quello di farne lievitare il prezzo in maniera considerevole, in alcuni casi triplicato rispetto a quello reale».

Praticamente, nel rapporto reale tra associazioni sportive e la società pubblicitaria - accusano i militari - sarebbero state interposte altre società, che avrebbero svolto il ruolo di «cartiere», cioè quello di rilasciare fatture per operazioni inesistenti. «Si tratta - illustra la Finanza - di società in possesso di regolare partita Iva, ma che mancano di qualunque struttura e sono dirette da meri prestanome».

Con questo meccanismo, ipotizzano gli inquirenti, la società bergamasca acquistava i diritti pagandoli un tot, ma - attraverso presunte fatture per operazioni inesistenti - avrebbe fatto figurare pagamenti maggiori, allo scopo di incrementare (solo sulla carta) i propri costi, abbattere i propri ricavi e quindi l'imponibile, evadendo l'Iva, accumulando crediti d'imposta e accantonando fondi neri da usare all'oscuro del Fisco.

Queste le accuse della Guardia di Finanza. Dalla Pragma, contattata telefonicamente mercoledì, per ora non è giunta alcuna replica. Le tracce del presunto comportamento illecito, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero i pagamenti relativi a fatture ritenute rimborsate dopo pochi giorni per una cifra leggermente inferiore, con la differenza trattenuta a titolo di compenso per il «favore» svolto.

«La società bergamasca capofila ha conseguito considerevoli vantaggi - dice la Finanza - mediante abbattimento dei ricavi e il pagamento di molte meno tasse rispetto a quelle dovute. Le associazioni sportive sono state adeguatamente ricompensate con versamenti di denaro».

Nell'indagine sono stati coinvolti altri soggetti (gli indagati a piede libero sono 6) e società con sede in varie regioni d'Italia (sul cui nome vige il più stretto riserbo degli inquirenti). L'importo complessivo delle presunte fatture false ammonterebbe a circa 31 milioni di euro.

Su disposizione dell'autorità giudiziaria è stata sottoposta a sequestro la maggioranza delle quote del capitale sociale di 11 imprese, un appartamento a Darfo Boario Terme (di proprietà di uno degli indagati) e i saldi attivi dei conti correnti delle persone coinvolte, per un valore complessivo di circa 1 milione di euro.

m.sanfilippo

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