Giovedì 18 Marzo 2010

Ponteranica: la preside si dimette
Divergenze di metodo col sindaco

Si chiude con una richiesta di trasferimento il lungo memorandum (quattro pagine) redatto dalla preside di Ponteranica, Antonia Pendezzini, e indirizzato mercoledì 17 marzo a Luigi Roffia (Ufficio scolastico provinciale) e al primo cittadino, Cristiano Aldegani. Che tra preside e sindaco soffiasse una bufera d'incomprensione anziché placidi refoli dialettici era evidente dal carteggio stridente maturato tra i due.

Adesso la richiesta di Pendezzini di poter svolgere altrove il suo ruolo. «È una questione di metodo» scrive la preside. «L'incomprensione nasce - scrive Pendezzini - nell'intendere un metodo e nel dare significato concreto alla parola partecipare come si è cercato di rappresentare negli incontri con il Comune. Partecipare non significa assistere, essere invitati, rispondere (o non rispondere) a proposte già confezionate; significa piuttosto creare occasioni che offrano ai ragazzi spazio per diventare cittadini realmente attivi».

Pendezzini comprende che il sindaco e gli amministratori considerino importanti gli eventi da loro organizzati, ma «la scuola non si è sentita parte attiva in quelle occasioni. Ha aderito a diverse iniziative (il progetto “Sicurezza percepita” e il "Giorno della memoria”) nonostante i tempi stretti di realizzazione e una programmazione già completamente definita».

«Faccio fatica a pensare - replica l'assessore alle Politiche educative, Elisabetta Manduca – come possa essere considerata “passiva” la partecipazione (che ha in sé un'intrinseca valenza formativa) ad eventi istituzionali organizzati apposta al mattino per non sforare dall'orario scolastico. Non si tratta d'ingerenza del Comune sulla scuola, bensì un segno di grande apertura e di propositività».

Il sindaco non entra nel merito della decisione della preside, ma gioca di sponda mettendo in evidenza alcuni dati. «Il 26,39% della popolazione scolastica di Ponteranica, dalla prima elementare alla terza media, non sceglie le nostre scuole e va altrove. I dati sono preoccupanti. Significa che 147 bambini dai 6 ai 14 anni optano per un percorso formativo che non intercetta le nostre strutture scolastiche». «Non mi piace avanzare ipotesi che giustifichino il fenomeno. Per andare in fondo al problema organizzeremo un'indagine conoscitiva e studieremo il da farsi», conclude Aldegani.

Leggi di più su L'Eco di giovedì 18 marzo.

m.sanfilippo

© riproduzione riservata