Giovedì 01 Aprile 2010

I carabinieri mi hanno picchiato
Il giudice non gli crede, assolti

Lo avevano fermato perché quel fango che copriva parte della targa della moto era molto sospetto. Soprattutto perché era il pomeriggio di una domenica d'estate, giornata in cui molti centauri sono soliti sfrecciare in barba al codice della strada. Ma da lì, da quel 15 luglio 2007, per i due carabinieri del nucleo radiomobile di Clusone erano cominciati i guai. Perché il motociclista li aveva denunciati: «Mi hanno picchiato senza ragione».

I due militari - C. M. e P. S., difesi dagli avvocati Giuseppe Profeta e Dario Marchese - per quasi tre anni hanno vissuto col patema di vedersi indagati per abuso d'ufficio. Ma ieri le loro ansie si sono liquefatte: assolti perché il fatto non sussiste dal collegio presieduto da Aurelia Del Gaudio, che ha anzi trasmesso gli atti alla Procura - così come invocato dal pm Carmen Pugliese - perché verifichi se il centauro sia incorso in una calunnia e la fidanzata in una falsa testimonianza.

Tutto accade a Lovere, sulla ex statale del Sebino occidentale, nei pressi della stazione dei carabinieri. Il motociclista, un ingegnere trentunenne della Valle Imagna, e la sua fidanzata si fermano a un distributore di carburante con la loro potente Ducati. In quel momento transita la pattuglia, che nota del fango sulla targa della moto. I militari decidono di controllare e scoprono che due numeri sono occultati. Secondo loro il fango è stato messo ad arte, probabilmente con l'aggiunta di colla. L'ingegnere ribatte che si tratta di schizzi casuali. I carabinieri storcono il naso e optano per il fermo amministrativo del mezzo.

A questo punto la situazione degenera. Il centauro, intuendo la malparata, si innervosisce. Stando alla sua denuncia, i militari l'avrebbero gettato a terra e l'avrebbero ammanettato senza ragioni, procurandogli escoriazioni ai polsi (8 giorni di prognosi). Per i carabinieri invece il 31enne avrebbe fatto tutto da solo, in preda a una crisi isterica dopo aver capito che la moto gli sarebbe stata portata via, con le manette che sarebbero scattate a un polso solo per poter spostare più agevolmente il valdimagnino dal ciglio della strada (l'uso legittimo della forza nell'adempimento del dovere è stato riconosciuto dal tribunale).

Dopo che gli vengono tolte le manette, l'ingegnere prende il telefono e chiama la madre: «Aiuto, i carabinieri mi stanno picchiando». La donna all'altro capo chiede se siano davvero militari. Il centauro, nonostante i due siano in divisa, chiede i tesserini e stessa cosa fa col piantone accorso dalla vicina caserma. Poi, stando alla versione dei carabinieri, il giovane si sarebbe messo sulla sella della Ducati per impedire che venisse caricata sul carro attrezzi. Alla fine il verbale e il fermo della moto scattano lo stesso. Il 31enne si fa refertare in ospedale, poi 20 giorni dopo presenta denuncia. Ora sotto inchiesta rischia invece di finire lui, insieme alla fidanzata.

a.ceresoli

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