Giovedì 01 Aprile 2010

Borgo di Terzo, il procuratore:
Non abbiamo sottovalutato il caso

«Abbiamo fatto tutto il possibile, vista la situazione che si era delineata fino a poco prima dell'episodio. Ci sono elementi che, per ora, non possiamo rivelare, ma in questa vicenda c'è stata una goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché fin lì questa situazione non aveva aspetti preoccupanti». Ha la coscienza a posto il procuratore Adriano Galizzi a riguardo di quanto ha combinato il senegalese Matar Mal nei confronti del suocero e della moglie e respinge i sospetti di superficialità che in questi giorni hanno aleggiato su magistrati e carabinieri.

«Chi ha affermato certe cose dovrà prendersi le proprie responsabilità - annuncia il procuratore -. Noi siamo molto sensibili su queste vicende, dallo stalking ai maltrattamenti in famiglia, già negli scorsi anni ho allertato i miei sostituti e le forze dell'ordine perché non trascurino queste situazioni. Il caso di Borgo di Terzo inoltre è stato affidato a un pm che ha molta esperienza in tema di questi reati e ha una sensibilità particolare».

Si è polemizzato soprattutto sulla valutazione data alla situazione prima che Mal cercasse di dar fuoco al suocero e alla moglie per poi tentare il suicidio: nel mirino è finita la mancata sussistenza di pericolosità con cui carabinieri e magistrati avevano bollato la vicenda prima del fattaccio. «Non voglio polemizzare né incolpare nessuno perché questa è una vicenda molto dolorosa - premette il procuratore -, ma fin lì un episodio del genere non era prevedibile. Almeno, stando a quanto raccontava la moglie».

È l'atteggiamento definito «altalenante» della donna ad aver tratto in inganno: «La signora denunciava raccontando cose allarmanti, poi il giorno dopo sminuiva. Insomma, sembravano normali contrasti familiari, come ce ne sono a centinaia. Se avessimo potuto prevedere quello che è poi accaduto, le misure cautelari per il marito le avremmo senz'altro chieste. Ripeto, su questo argomento la Procura è molto sensibile e lo sono anche i giudici. Ma in questo casi dobbiamo attenerci a quanto ci raccontano i protagonisti, non è che possiamo piazzare un carabiniere in ogni casa in cui scoppia una lite».

Matar Mal fin lì non aveva dato segni di squilibrio. «C'è stato un episodio, una provocazione in ambito familiare che ha funzionato da miccia. Ma per ora non possiamo dire di più», conclude il procuratore.

a.ceresoli

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