Venerdì 02 Aprile 2010

Il vescovo: «Nella sofferenza
si volge lo sguardo al Crocifisso»

«Per incontrare e salvare l'uomo, Dio è andato ad annidarsi dove la speranza sembrava più annichilita, cioè sulla Croce del Figlio. È dalla Croce che il Signore ha vissuto su di sé le sofferenze dell'uomo e ha offerto speranza a tutti, soprattutto ai più crocifissi del mondo». Sono le parole del vescovo Francesco Beschi, nel pomeriggio del Venerdì Santo, durante la celebrazione della Passione del Signore in Cattedrale.

Monsignor Beschi, dalla cappella del Crocifisso di Rosate, fermandosi tre volte, ha portato all'altare una grande Croce per l'adorazione e il bacio dei fedeli. Sullo sfondo i tre sempre suggestivi antichi canti liturgici: la «Santa Croce» e i «Lamenti del Signore».

«La testimonianza della Passione di Nostro Signore — ha esordito il vescovo nelle sue riflessioni —, anche nei segni che attraverso i secoli l'hanno trasmessa, porta inevitabilmente dapprima a innalzare lo sguardo verso Cristo in croce e poi progressivamente a riconoscerci in Lui. Cristo crocifisso è sempre segno di attrazione. E questa attrattiva viene seguita dalla riflessione umana su sofferenza, dolore, morte, incomprensioni, odio, ingiustizia. Sono tutte realtà che in misura diversa ogni uomo vive. Innalzando lo sguardo verso la Croce scopriamo e comprendiamo che Dio nel Figlio si è identificato nell'uomo. Adorare la Croce significa riconoscerla come segno dell'amore e della speranza offerti da Dio».

Monsignor Beschi si è quindi rivolto ai malati presenti. «Carissimi, qui rappresentate tutti i malati e i sofferenti della nostra diocesi. Nella malattia e nella sofferenza si alza continuamente lo sguardo verso Cristo crocifisso, che ha patito le stesse sofferenze umane».

Riguardo a questa realtà, come esempio il vescovo ha narrato un episodio raccontato da un missionario, che aveva seguito una giovane donna indigena, di nome Angela, che si stava spegnendo a causa di una grave malattia.  «Questo missionario chiese a quella donna ormai in punto di morte dove fosse Dio in quel momento. Angela gli rispose: “Lo vedo, sono io”. Non sono parole di presunzione, ma questa donna ha compreso totalmente la storia di Gesù di Nazaret, morto in croce dopo aver vissuto e patito su se stesso le stesse sofferenze umane, offrendo speranza a tutti, soprattutto ai più crocifissi del mondo».

Il Sabato Santo è la vigilia della solennità della Pasqua di Risurrezione, che conclude il Triduo pasquale. Alle 8,45 in Cattedrale si tiene la celebrazione della Liturgia delle Ore. Alle 21 inizierà la solenne Veglia pasquale presieduta dal vescovo (partecipa la Cappella musicale e gli Ottoni del Duomo), durante la quale venti adulti di diverse età e nazioni del mondo riceveranno i Sacramenti dell'iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Eucaristia).

Carmelo Epis

a.ceresoli

© riproduzione riservata