Giovedì 15 Aprile 2010

Ex Ros di Bergamo sotto accusa
Chiesti dal pm 133 anni di carcere

Grosse operazioni antidroga, effettuate spesso da militari sotto copertura, che sarebbero andate oltre il lecito, con chili di sostanza stupefacente (per lo più cocaina) venduti dagli stessi carabinieri del Ros per poter arrestare altri narcotrafficanti.

È questa la tesi accusatoria su cui si regge il processo che si sta celebrando da anni a Milano e che mercoledì 14 aprile ha imboccato la strada della conclusione con le richieste di condanna avanzate dal pm Luisa Zanetti. E si tratta di pene molto severe quelle invocate dal pubblico ministero, soprattutto nei riguardi dell'ormai disciolto nucleo del Ros bergamasco.

Centotrentatré in totale gli anni chiesti per i sei carabinieri (alcuni di questi col tempo si sono congedati) che all'epoca lavoravano in via delle Valli: 27 anni per il maresciallo Gilberto Lovato, allora comandante della sezione Ros di Bergamo; 26 anni per Gianfranco Benigni e Rodolfo Arpa; 18 anni per Vincenzo Rinaldi, Michele Scalisi e Alberto Lazzeri.

Ventisette anni sono stati chiesti anche per i due imputati più illustri, il generale Giampaolo Ganzer, comandante del Ros, e il suo braccio destro, colonnello Mario Obinu, dal '92 al '94 capo del reparto criminalità del Ros di Roma.

Per la maggior parte dei 18 imputati le accuse, a vario titolo, sopravvissute alla prescrizione sono quelle dell'associazione per delinquere e del traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Con gli anni sono infatti «caduti» i reati minori, dal peculato all'abuso d'ufficio. Già, perché gli episodi contestati sono molto datati: riguardano irregolarità in una serie di operazioni antidroga portate a termine dal 1991 al 1997.

L'inchiesta era partita nel '97 dalle dichiarazioni di un pentito romano che aveva raccontato di rapporti da verificare fra trafficanti di droga e sottufficiali del Ros. Gli accertamenti avevano riguardato arresti e maxisequestri di cocaina arrivata dalla Colombia in varie zone d'Italia, da Ravenna a Pescara, fino agli aeroporti di Orio e Malpensa.

A processo aveva testimoniato anche il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro. Il magistrato aveva ricostruito in aula un'operazione che, su suo mandato, nel 1994 aveva portato al sequestro di 200 chili arrivati al porto di Massa Carrara e provenienti dalla Colombia. La droga fu tenuta in consegna per diversi mesi al comando Ros di Roma, in attesa di arrestare i destinatari milanesi della partita.

Questa operazione, però, tardava a compiersi. Spataro, allora titolare del fascicolo in qualità di sostituto procuratore antimafia a Milano, in quei mesi chiese più volte spiegazioni a Ganzer ricevendone «di ordine generico». In aula il procuratore aggiunto di Milano aveva anche raccontato che Ganzer gli aveva rivelato l'intenzione di «vendere 30 dei 200 chili di cocaina a un trafficante barese per poterlo arrestare. La cosa mi sorprese negativamente, perché la legge non permetteva di farlo».

Mercoledì il pm Zanetti nella requisitoria ha parlato di «gravità dei fatti», precisando però che «questo processo non è a carico del Ros né dell'Arma, di cui tutti riconoscono la delicatissima funzione», ma è teso a dimostrare «l'esistenza di deviazioni all'interno, cresciute, nutrite, tollerate prima e incoraggiate e organizzate poi, pur di produrre risultati a qualsiasi costo, anche con metodi scorretti o illeciti».

Tra gli imputati del processo figurava anche il magistrato bergamasco Mario Conte, all'epoca dei fatti pm a Bergamo e titolare di alcune inchieste sui maxi sequestri di droga, la cui posizione è stata stralciata per motivi di salute. Oggi cominceranno gli interventi delle difese, per le quali le operazioni sono state condotte secondo tutti i crismi di legge. L'avvocato bergamasco Riccardo Tropea, che difende gran parte dei sottufficiali dell'ex Ros di Bergamo, parlerà ai primi di maggio.

m.sanfilippo

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