Martedì 27 Aprile 2010

Inchiesta sul cemento impoverito
14 arresti tra la Sicilia e Bergamo

Quattordici persone, su richiesta della Dda di Caltanissetta, sono state raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito di una vasta operazione che ha interessato Sicilia, Lombardia, Lazio ed Abruzzo. Carabinieri e Guardia di finanza dei comandi provinciali di Caltanissetta hanno inoltre sequestrato sette aziende siciliane operanti nel settore del movimento terra.

Tra gli arrestati i vertici di "cosa nostra" siciliana, a cui sono stati contestati i reati di associazione mafiosa e illecita concorrenza con violenza e minaccia, e alcuni dirigenti della Calcestruzzi spa di Bergamo, che devono rispondere di associazione per delinquere e frode in pubbliche forniture.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, con l'appoggio della mafia, a cui avrebbe ceduto parte dei maggiori profitti realizzati frodando i propri clienti - a cui avrebbe fornito calcestruzzo con minori quantitativi di cemento - l'azienda bergamasca, da più di due anni sotto amministrazione giudiziaria, avrebbe assunto il monopolio nella fornitura di calcestruzzo in Sicilia.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti Piddu Madonia, Francesco La Rocca e Giovanni Giuseppe Laurino, indicati come esponenti di spicco delle cosche nissena e catanese, avrebbero imposto la fornitura del calcestruzzo prodotto dalla "Calcestruzzi spa" alle imprese aggiudicatarie di appalti pubblici o privati, eliminando scomode concorrenze e consentendo l'espansione dell'azienda bergamasca nel mercato della Sicilia orientale.

Il Gip di Caltanissetta ha dissequestrato l'intera Calcestruzzi Spa, che resta tuttavia sotto la gestione dell'amministratore giudiziario incaricato di verificare la qualità del prodotto fornito dall'azienda.

Nel corso di un precedente filone di indagine del Reparto operativo dei carabinieri di Caltanissetta, il 28 luglio 2006 era stato notificato un avviso di garanzia, emesso dalla Dda di Caltanissetta, alla Calcestruzzi Spa di Bergamo, nella persona del legale rappresentante Pierfranco Barabani, quale persona giuridica sottoposta a indagini per associazione per delinquere di stampo mafioso.

Il 30 gennaio 2008, su ordinanza del gip di Caltanissetta, vennero messi sotto sequestro preventivo tutti i beni, materiali e immateriali, che costituivano il compendio aziendale della Calcestruzzi Spa di Bergamo, del suo capitale sociale e delle strutture informatiche in uso, il cui valore complessivo era di circa 600 milioni di euro.

Gli arrestati
A Giuseppe Madonia, 64 anni, Francesco La Rocca, 72 anni e Giuseppe Giovanni Laurino, 53 anni, il mandato di arresto è stato notificato in carcere. Ai domiciliari sono finiti gli imprenditori Salvatore Rizza, 78 anni, Santo David di 71 anni e Gandolfo David di 77 anni, il consulente esterno e l'amministratore del sistema informatico della Calcestruzzi Spa, il ravennate Gianni Cavallini, 48 anni, e il milanese Elvis Alessandro Trotta, 41 anni. In manette anche il responsabile del controllo gestione della società bergamasca, Carlo Angelo Bossi, 41enne di Induno (Milano), due ex dipendenti, Mario De Luca, 47 anni, di Napoli, e Nunzio Anello, 42 anni, di Mazzarino (Caltanissetta) e il consulente esterno della Italcementi, Giancarlo Bianchi, 54 anni, di Brignano Gera d'Adda. Cavallini, Bianchi, Trotta e Bossi sono stati arrestati a Bergamo.

Le porte del carcere, invece, si sono aperte per gli imprenditori Francesco Lo Cicero, 56enne di Campobello di Licata (Agrigento) e per Vincenzo Arnone, 47 anni, di Serradifalco (Caltanissetta). Per Lo Cicero, Arnone e i per i fratelli David l'accusa è di associazione mafiosa. La Rocca, Lauria, Madonia e Rizza sono accusati di concorrenza illecita aggravata da violenza e minaccia, e dall'avere favorito Cosa nostra. Cavallini, Trotta, Bossi, De Luca, Anello e Bianchi devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di frodi in pubbliche forniture. Per De Luca e Anello è scattata anche l'indagine per truffa.

Le aziende
Nell'ambito dell'operazione denominata "Doppio colpo", carabinieri e guardia di finanza hanno posto sotto sequestro preventivo beni per 5.5 milioni di euro, riconducibili a sette aziende siciliane, operanti nel settore del movimento terra, che avevano rapporti di lavoro con la Calcestruzzi spa di Bergamo. Il provvedimento riguarda una società con sede a Polizzi Generosa (PA); un'altra con sede a Riesi (CL); un'impresa individuale con sede a Campobello di Licata (AG); una srl con sede a Mussomeli (CL); altre due imprese individuali con sede a Caltanissetta ed a Bronte (CT); ed una srl con sede a Gela.

Le opere a rischio
Nell'ordinanza del tribunale di Caltanissetta figura un elenco di opere a rischio in Sicilia perchè costruite con l'impiego di cemento impoverito. Strutture che sebbene non presentino «sussistenza di immediati pericoli di crollo», come rassicura il gip Giovanbattista Tona, dovranno essere sottoposte ad ulteriori indagini tecniche per constatarne la stabilità. Tra le opere indicate nell'ordinanza dal giudice Tona figura lo svincolo autostradale di Castelbuono, in provincia di Palermo, per il quale il magistrato dice che «a fronte di un'unica ricetta utilizzata per il confezionamento del calcestruzzo per tutta la parte dell'opera sottoposta a verifica gli esiti delle prove di resistenza hanno dato un'estrema variabilità di esito e questa circostanza può essere sintomatica di un alterato equilibrio del rapporto acqua/cemento».

Stesso discorso per la galleria di Cozzo Minneria: «Operando un calcolo sugli esiti di tutte le prove di laboratorio - si legge nell'ordinanza - si ricavano valori di resistenza media superiore a quello richiesto, ma con un enorme scarto tra valori massimi e minimi; una variabilità assai sospetta, imputabile plausibilmente a variazioni notevoli nella composizione delle singole forniture di calcestruzzo».

Un'anomalia che interessa anche l'ospedale S. Elia a Caltanissetta. L'ordinanza del gip Tona, poi, evidenzia gli esiti dei test «di schiacciamento effettuati sulla Galleria Cipolla, lungo lo scorrimento veloce per Licata. I periti hanno pure ventilato pericoli di crollo, riservandosi eventuali ulteriori approfondimenti che non sono stati disposti. E anche sulla scorrimento 626 Salso III i periti hanno evidenziato valori non accettabili e comunque diversi da quelli rilevati in altre parti dell'opera».

La replica dell'Amministrazione giudiziaria Calcestruzzi Spa
«In relazione agli arresti disposti oggi dall'autorità giudiziaria di Caltanisetta, l'Amministrazione Giudiziaria Calcestruzzi Spa precisa che i reati contestati ai dipendenti assoggettati al provvedimento sono riferibili a fatti pregressi al sequestro di Calcestruzzi Spa (gennaio 2008) e antecedenti quindi l'insediamento della stessa Amministrazione Giudiziaria nella gestione dell'azienda».

k.manenti

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