Venerdì 07 Maggio 2010

Dedicata a don Puglisi
l'aula magna dell'Istituto Pesenti

L'aula magna dell'Istituto professionale Pesenti è stata dedicata giovedì 6 maggio mattina a don Pino Puglisi, il parroco del quartiere Brancaccio di Palermo ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. Alla cerimonia hanno partecipato anche il vescovo monsignor Francesco Beschi e i rappresentanti del coordinamento antimafie Libera della sezione di Bergamo, Francesco Breviario, e regionale, Lorenzo Frigerio.

La musica suonata al flauto traverso da un ex alunno del Pesenti, Simone Beltrami, ha accompagnato lo scoprimento di una targa con una frase di don Puglisi: «Se ognuno di noi fa qualcosa, insieme possiamo molto e il mondo può ancora sperare, può ancora sognare».

La cerimonia ha concluso una mattinata molto intensa, durante la quale gli studenti hanno incontrato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. Le motivazioni dell'intitolazione sono state spiegate dal preside del Pesenti, Marco Pacati: una sorta di restituzione alla città del nome di don Puglisi dopo la chiusura della scuola a lui intitolata (che era diventata una sezione del Pesenti) e la particolare consonanza tra i valori praticati da don Puglisi e lo sforzo educativo condotto ogni giorno nella scuola di via Ozanam in nome di «Libertà, responsabilità individuale alla base della partecipazione civile, solidarietà».

Cordiale l'incontro del vescovo con i rappresentanti della scuola e con don Ciotti, che monsignor Beschi ha definito «credibile nel suo modo di essere uomo, cristiano e sacerdote e per questo testimone che avvalora anche la fede che nutre le sue scelte». Monsignor Beschi ha anche ringraziato la scuola per avergli dato la possibilità di partecipare al ricordo di don Pino Puglisi, «testimone di valori che proprio per i giovani possono essere punto di riferimento nelle scelte».

Prima della cerimonia gli studenti del Pesenti delle classi seconde, terze e quarte hanno trascorso un paio d'ore in dialogo con don Ciotti, che ha risposto a tutte le loro domande: dalla realtà delle mafie ormai diffuse anche al Nord (dell'Italia e dell'Europa) sotto forma di comitati d'affari e controllo dei mercati illegali di cocaina, esseri umani, rifiuti tossici, prostituzione; alle motivazioni personali che lo spingono a continuare con ogni mezzo non violento la lotta alla criminalità organizzata a difesa dei più deboli.

fa.tinaglia

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