Domenica 16 Maggio 2010

L'usato torna a piacere
Aperti in città tre nuovi negozi

Crisi economica, spiccata sensibilità al riciclaggio o semplice desiderio di fare spazio nell'armadio a nuovi acquisti. Sono diverse le motivazioni che spingono sempre più persone a rivolgersi ai negozi dell'usato, tanto per vendere che per acquistare. Esercizi dove trovano facile e fruttifera collocazione gli acquisti sbagliati (purché puliti e conservati in buono stato) e che spesso si rivelano ottime soluzioni per sbarazzarsi di oggetti che portano con sé dolorosi ricordi. Senza dimenticare che con una spesa contenuta ci si può togliere qualche sfizio, accaparrandosi pezzi griffati diversamente inavvicinabili.

La novità degli ultimi tempi, almeno per Bergamo, sta nel fatto che, superando i pregiudizi e le reticenze del passato, di «seconda mano» sempre più spesso non si comprano più solo beni di grande valore economico (dalle auto agli elettrodomestici), ma anche articoli più accessibili come i capi d'abbigliamento, calzature e accessori. A quanto pare il mercato del «second hand» in città non conosce crisi, anzi: le ristrettezze economiche degli ultimi tempi lo hanno rinforzato. E la prova arriva anche dalle nuove aperture.

Ha solo pochi giorni di vita «Second hand vintage», il negozio di abbigliamento usato per uomo e donna aperto da Enrica Pozzi in via Borgo Santa Caterina 8/b. «L'idea - dice la titolare - mi è venuta durante uno dei tanti viaggi che ho fatto. In Inghilterra, dove ho vissuto per otto anni, ma anche negli Stati Uniti, questo genere di negozi è molto diffuso». Tra i capi più sfiziosi che andranno in vendita nei prossimi giorni, Enrica racconta di un abitino al ginocchio degli anni Sessanta in cotone rosa e con una scollatura a goccia sulla schiena chiusa al collo da due nastrini. Spesa prevista: 20 euro.

Poco distante, al civico 8 di via Corridoni, qualche settimana fa ha inaugurato «Come nuovo». Lo slogan riportato sulle vetrofanie - «Compra e risparmia. Vendi e guadagna» - riassume quella che è la filosofia del negozio. «Si possono fare ottimi affari, come portarsi a casa scarpe Casadei dalla suola intatta e ancora nella scatola originale a 180 euro (quando in negozio ne costavano 600). Per le future sposine taglia 40 c'è anche un abito a 500 euro. A noi si rivolgono anche ragazzini che non possono permettersi di comprare certi capi firmati a prezzo pieno. Non ritiriamo solo merce griffata, ma se riporta un logo esigiamo che sia autentico», spiegano Alberto Carminati e Laura Chiesa, due dei titolari del negozio d'usato dove nei 300 metri quadrati a disposizione, oltre all'abbigliamento, si possono trovare anche moto d'epoca, mobili, e oggettistica che proviene da privati.

Otto mesi fa ha aperto in via IV Novembre 76 «Non solo accessori vintage». La titolare, Donatella Rodini, dice che nel suo negozio la clientela arriva per togliersi qualche sfizio, pur avendo un'attenzione particolare alla spesa. Questi, come quelli riportati di seguito, sono solo alcuni fra i negozi d'usato in città. L'offerta è vasta ed è giusto fare alcune distinzioni. Ci sono esercizi che fanno della selezione e della ricerca la propria forza, come accade per alcuni negozi specializzati nel vintage che prima di proporre la merce al pubblico la sottopongono a verifiche di autenticità. E ci sono poi quelli che accettano un po' di tutto purché pulito e conservato in buono stato.

A vere e proprie boutique, eleganti anche nell'arredamento, si affiancano quindi piccoli magazzini dell'usato che assomigliano a bazar. Il meccanismo per quasi tutti - anche se non mancano eccezioni - funziona nel seguente modo: i negozianti ritirano in conto terzi la merce da privati dai quali ricevono mandato di vendita in genere di due mesi. Alla riscossione del prezzo pattuito, il negoziante divide a metà il ricavato con il proprietario della merce. L'invenduto, nella maggior parte dei casi, viene restituito o dato in beneficenza. Ci sono poi esercizi che non acquistano da privati ma esclusivamente da aziende specializzate.

Tra le attività storiche di questo settore in città c'è il «Mercatino di Michela» al primo piano di via Zambonate 93 dove, attraverso questo canale intermediario, si può comprare e vendere abbigliamento attuale per uomo e donna rigorosamente firmato, così come abiti da sposa che spesso provengono da sfilate. «Quando 20 anni fa ho aperto a Bergamo, dopo un'esperienza nel settore a Milano, non c'era ancora una mentalità verso l'usato. La mia attività, la prima in città, è un'agenzia d'affari che ritira capi attuali solo in conto vendita. Oggi nei nostri computer sono registrati oltre 2.500 clienti», racconta la titolare Michela Montanari, esibendo una borsa di Prada in vendita a 480 euro contro le 1.160 dell'origine.

In via Zambonate arrivano ragazze in cerca dell'abito da sposa (una sarta apporta tutte le modifiche del caso) e soprattutto signore benestanti, mogli di professionisti e imprenditori. «Signore abituate a comprare nelle boutique di via Montenapoleone così come a Parigi. Con la crisi abbiamo perso soprattutto la fascia media di clientela», conclude Michela. Eterogenea è anche l'utenza. Persone di ogni d'età, uomini e donne, italiani e stranieri.

«C'è il cliente già abituato a questo genere di negozi, che compra cose pratiche per tutti i giorni con un occhio al portafoglio, così come la signora benestante che vuole portarsi a casa la borsetta logata per le grandi occasioni, ma anche la sedicenne che desidera il capo hippy. Certo serve pazienza per trovare ciò di cui si ha bisogno. Negli ultimi anni abbiamo constatato una crescita della clientela», racconta Nicoletta Amissini, titolare dal 2006 insieme al fratello Luca de «L'usato…poco» di via Palma il Vecchio 22.

Il reparto dell'abbigliamento usato all'interno di Mercatopoli di via Piatti 10, franchising di mercatini dell'usato dove si può trovare un po' di tutto, ha aperto un anno e mezzo fa. «Se sei fortunato puoi fare anche grandi affari. Abbiamo venduto pellicce a 50 euro e abiti da sposa a 70» dice l'addetta alle vendite Patrizia Merelli.
 Vanessa Bonacina

m.sanfilippo

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