Domenica 23 Maggio 2010

Rapinarono una coop in agosto
Le intercettazioni incastrano 2 albanesi

A incastrarli sono state le descrizioni e poi le intercettazioni telefoniche, insieme agli spostamenti delle loro autovetture: sono finiti così in carcere due rapinatori albanesi, che il 14 agosto dell'anno scorso avevano rapinato delle buste paga dei dipendenti la cooperativa Rcs di Pontida, fuggendo dopo aver esploso almeno due colpi di pistola. Si tratta di A. N., albanese di 30 anni, residente a Carvico, sottoposto a fermo giovedì mattina, dopo mesi di indagini per riuscire a risalire alla sua identità. Il complice, T. H., pure albanese di 41 anni, ora in carcere a Lecco, era stato invece rintracciato e arrestato in seguito a ordine di custodia cautelare già qualche mese fa.

Secondo quanto ricostruito dall'accusa, i due albanesi il 14 agosto del 2009, avevano fatto irruzione impugnando una pistola di piccolo calibro nella sede della cooperativa Rcs, che si occupa di fornire manodopera nel settore della macelleria, in via Roma 237 a Pontida. Tutto era avvenuto poco dopo le 19: i due avevano trovato all'interno il responsabile, e lo avevano minacciato per farsi consegnare le paghe dei dipendenti: lui aveva però cercato di reagire, nonostante la minaccia, ed era nata una colluttazione: il rapinatore armato aveva esploso due colpi, che si erano conficcati nei mobili della cooperativa, e i due erano riusciti a fuggire con circa 2.000 euro: secondo le testimonianze, erano fuggiti per un tratto a piedi, e poi con un'automobile.

Subito, sulla base di deposizioni e descrizioni dei due, che avevano agito a volto scoperto, erano partite le indagini, condotte dai carabinieri di Zogno. Nel giro di alcuni mesi il primo presunto rapinatore era stato individuato e arrestato: si trattava del 41enne, ora detenuto a Lecco. Sulla base di questo arresto, alcuni altri elementi erano arrivati ai carabinieri, che erano quindi riusciti a far partire delle intercettazioni telefoniche abbastanza mirata, nel tentativo di identificare prima e rintracciare poi il secondo rapinatore. L'indagine si era estesa a tutto il territorio della Lombardia, dato che gli elementi a disposizione indicavano che il rapinatore ricercato doveva trovarsi ancora nella regione. Alla fine, con un paziente lavoro di intelligence, anche la sua identità era stata scoperta, e da qui gli inquirenti erano risaliti all'indirizzo di residenza: si trattava infatti di persona in regola coi documenti. Nella sua abitazione di Carvico, però, non era stato rintracciato: è stato invece casualmente bloccato giovedì mattina a Milano, durante un controllo in un cantiere edile fatto dalla polizia.

Gli agenti, durante i normali controlli, trovato l'albanese al lavoro ma senza documenti, lo avevano portato nei loro uffici per l'identificazione: così facendo avevano scoperto che era ricercato dai carabinieri di Zogno, che erano stati quindi allertati. Sottoposto a fermo, l'albanese è stato poi identificato dalla vittima della rapina, e portato in carcere a Bergamo. Sabato mattina 22 giugno è stato interrogato dal giudice delle indagini preliminari Raffaella Mascarino: il fermo, mancando il presupposto indispensabile del pericolo di fuga, non è stato convalidato, ma il gip ha confermato comunque la custodia in carcere.

fa.tinaglia

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