Mercoledì 14 Luglio 2010

La scheda su Eugenio Bruni

Eugenio Bruni, avvocato stimato, politico appassionato nelle file del Partito Socialista Italiano, partigiano e grande portatore di valori quali la democrazia e la libertà. Nato l'11 luglio del 1918, allo scoppio della guerra stava per compiere ventidue anni ed era studente di Giursprudenza. Antifascista come lui era il fratello Roberto che pure venne imprigionato a Dachau: si ammalò di tifo petecchiale e morì nel campo di concentramento nel febbraio del 1945.

L'avversione verso la dittatura, la critica radicale verso le leggi razziali, verso la decisione di entrare in guerra accanto ai nazisti si concretizzava nell'attività clandestina di Eugenio e Roberto Bruni: scritte sui muri, incontri, pubblicazione di fogli antifascisti. Eugenio venne arrestato una prima volta in città l'11 ottobre 1941 e processato dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato: era accusato di avere imbrattato il cosiddetto «Pà de saù» (pane di sapone), ovvero il monumento al duce che si trovava davanti al Comune di Bergamo. Accusa fondata: lo stesso Eugenio parlò in seguito della sua «bravata», una concreta e pericolosa manifestazione di dissenso che gli costò la condanna a tre anni di carcere.

Il giovane Eugenio entrò in galera, venne spedito a Regina Coeli a Roma e processato. Uscì di galera soltanto dopo l'arresto di Mussolini, nel luglio del 1943. Ma le traversie non era finite. «Dopo l'8 settembre fuggii per raggiungere i partigiani, prima andai a Santa Brigida con il Tulli, che era un patriota e partigiano di spicco, quindi dovevo raggiungere la Val Canovina dalle parti del Lago Maggiore. Su un sentiero venimmo intercettati dalla guardia forestale repubblichina. Venimmo arrestati, consegnati alle SS che ci trasportarono a Como con la camionetta: per due volte scesero e ci spianarono contro i fucili, come per ucciderci. Pensai che era finita. Invece non spararono».

Eugenio Bruni venne trasportato al lager di Bolzano e poi a Dachau. Negli anni successivi, Bruni non si tirò mai indietro quando gli veniva chiesto di rievocare quei mesi. Soprattutto era disponibile a ricordare nelle scuole, per i giovani. Era impegnato nell'Anpi (era vicepresidente) e nel Comitato antifascista bergamasco di cui era stato presidente per anni e fino a pochi mesi fa.

La liberazione del campo di Dachau fu un altro evento drammatico: poche ore prima che arrivassero gli americani, le Ss spararono sui prigionieri, fecero un'ultima strage, le vittime furono ottocento. Ma Bruni riuscì ancora a salvarsi e a lasciare il campo. Tornato a casa, intraprese la carriera di avvocato penalista (l'iscrizione all'ordine è del 30 dicembre 1946) e continuò nell'impegno politico. Sposato, ebbe tre figli tra cui Roberto, ex sindaco di Bergamo.

Nella vita politica si schierò con il Partito Socialdemocratico di Saragat e poi con il Partito Socialista di Nenni e De Martino. Per lungo tempo fu membro del direttivo provinciale del Psi e consigliere comunale a Bergamo. È stato presidente della Società di mutuo soccorso, gloriosa società garibaldina di Bergamo.

fa.tinaglia

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