Giovedì 29 Luglio 2010

«Per noi era come un vero padre»
Così i dirigenti ricordano Testa

«Per me era come un secondo padre». È commosso Emilio Bellingardi raggiunto al telefono, mentre sta uscendo dall'ospedale di Trento dove è morto Ilario Testa. Per lui, direttore operativo dell'aeroporto di Orio al Serio, Testa, con il quale ha lavorato fianco a fianco dal 2006, è stato «un esempio di capacità manageriali che non ho trovato con facilità in altri. Mi ha fatto vedere cosa significa spendersi di persona per la propria squadra, con la testimonianza quotidiana. C'era sempre – aggiunge –, anche quando delegava. Aveva una forte predisposizione ad assumersi le responsabilità e doti umane davvero non comuni».

L'immagine del «padre» è anche nelle parole di un altro dirigente dell'aeroporto, che con Ilario Testa ha condiviso la lunga stagione dell'espansione di Orio. Francesco Fassini, direttore commerciale dello scalo bergamasco fino al 2008 sembra incredulo alla notizia della morte di quello che è stato il suo presidente. «Non riesco ad accettare l'idea che non ci sia più». E poi racconta: «Viene a mancare il mio secondo padre e un uomo che aveva capacità incredibili. Era severo, certo – spiega – ma mai in modo fine a se stesso. Aveva il desiderio di trasmettere la sua voglia di far bene. Era concentrato sul servizio da dare a chi fruiva dell'aeroporto: doveva essere sempre al massimo livello. E poi era sempre il primo in ufficio, facevamo a gara, ma non c'era niente da fare».

Fassini ricorda soprattutto le doti umane di Testa: «Era di una umanità che è difficile immaginare in un manager di così gran livello. Sapeva ascoltare le persone ed era diventato un riferimento per chiunque avesse un problema. Ci ha dato una grande lezione di vita». Il grande sviluppo di Orio è merito delle sue intuizioni. «Se l'aeroporto è quello che è adesso – dice ancora Fassini – lo dobbiamo soprattutto al fatto che ha capito l'importanza di dare spazio a Ryanair, alle sue intuizioni sullo sviluppo dei voli low cost, ora così importanti».

Parole commosse sono anche quelle di Rocco Martelli, direttore sviluppo e gestione aeroportuale a Orio. Martelli tutti i giorni viene a lavorare da Melzo «ma sono ben contento – dice – perché a Orio mi ha proprio voluto Ilario Testa. Lavoravo in Sea quando, nel 1999, mi ha chiesto di venire a Bergamo a far parte della sua squadra. Anche per questo mi sono sempre sentito molto legato a lui, che è stato davvero il mio maestro». Nel racconto di Martelli tornano, una volta di più, i tratti umani del manager Testa, che sapeva affiancare al rigore sul lavoro l'attenzione tutta speciale alle persone. «Era un signore – sintetizza il dirigente di Orio –, uno di quelli di una volta. Come non ce ne sono più. Curava i particolari, si preoccupava delle persone. Personalmente – aggiunge – gli devo molto. Mi ha insegnato tante cose, anche sgridandomi, qualche volta. Con la sua morte se ne va una persona importante per me, ma anche per l'intera comunità bergamasca».

Eugenio Sorrentino, addetto stampa dell'aeroporto di Orio, ha conosciuto bene Ilario Testa e con lui ha lavorato a stretto contatto soprattutto negli ultimi anni della sua lunga presidenza. «Ho avuto la fortuna e il privilegio – spiega – di vivere la "grande stagione" di Orio. Io ho cominciato a collaborare con Testa, che già conoscevo, nell'estate del 2000, quando ancora lavoravo in Provincia. Poi, quando è finito il mio impegno in via Tasso mi sono "trasferito" a Orio. Con la guida di Testa si è sviluppato uno staff di primo livello, l'aeroporto è diventato una famiglia, con la volontà condivisa di sviluppare le competenze di ciascuno». Del presidente, Sorrentino ricorda «la tempra, l'intelligenza, la grande umanità. Era molto attento alle persone che lavoravano intorno a lui, uomini e donne alle quali sapeva dare fiducia e che sapeva spronare per fare sempre meglio. E poi le sue intuizioni si sono dimostrate vincenti, a cominciare da quella, non facile alcuni anni fa, dell'importanza decisiva del trasporto low cost».

e.roncalli

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