Martedì 31 Agosto 2010

L'ex cementificio di Alzano:
un gioiello svelato per l'Expo

Sei ciminiere, un po' alte un po' basse. Il profilo dell'ex cementificio di Alzano lo conoscono tutti, con due camini imponenti a sfiorare i quaranta metri e altri quattro mozzi, messi alla prova dal tempo prima e dall'uomo poi, ridotti nelle dimensioni con un taglio netto per via della fragilità che li aveva minati. Profilo noto, già. È il cuore della vecchia fabbrica dismessa, fatto di cunicoli e binari, colonne decorate e camminamenti a mezz'aria, a esserlo meno. Molto meno.

Dentro gli androni, che la Soprintendenza ha posto sotto tutela, hanno lavorato migliaia di persone. Sono però davvero pochi a poter dire d'aver rimesso piede nella ex fabbrica dopo la chiusura, avvenuta negli anni '60. L'ex cementificio sta quindi lì in bella vista, a due passi dalla Cartiera Pigna e dalla fermata del tram, ma resta un mistero. Un mistero suo malgrado.

Gli architetti lo chiamano «cattedrale di cemento» e per ridargli vita, rispettandolo, è stato lanciato un appello che vede uniti la proprietà, il Comune e la Provincia. L'operazione di recupero costa qualcosa come 30 milioni di euro. Ecco perché l'Expo, con le sue opportunità economiche ma anche di visibilità, diventa un'occasione. E così è stato lanciato un appello per il recupero, ma servono partner.

Le radici di questo monumento affondano nel 1883. Fondato dalla famiglia Pesenti (era l'«Officina Pesenti per la produzione di portland»), il cementificio è cresciuto man mano, arrivato a 25 mila metri quadri di superficie lorda di pavimento. È stato il primo in Italia nel suo genere e a lungo il più grande e innovativo d'Europa.

Per tutti i dettagli leggi L'Eco di Bergamo in edicola il 31 agosto

r.clemente

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