Lunedì 04 Ottobre 2010

Polemica stadio, il Comune:
«Canoni diversi per usi diversi»

Tra i due litiganti spunta il Comune che cerca di fare chiarezza nella polemica scoppiata nei giorni scorsi sullo stadio comunale. «L'amministrazione comunale di Bergamo - sono queste le parole di Palazzo Frizzoni - ricorda che la concessione dello stadio comunale è regolata da un unico contratto sottoscritto da Atalanta e Albinoleffe in data 1 luglio 2007, con scadenza 30 giugno 2011. I canoni sono differenziati perché tutte le parti hanno valutato esistere un utilizzo oggettivamente di diversa entità: basti pensare al numero degli spettatori e alle entrate pubblicitarie».

«L'Amministrazione comunale - continua il comunicato stampa -, che a suo tempo ha attribuito il possesso alle due società, ritiene di non avere giuridicamente titolo per entrare nelle controversie fra i locatari, ricordando alle parti il rigoroso rispetto del contratto e della normativa di legge. Auspica però che le due società, che tanto hanno contribuito e contribuiscono allo sport della nostra Comunità, trovino un'intesa rapida e completa».

E se il Comune di Bergamo si offre come mediatore tra i due, pone subito una condizione: «Che sia richiesto esplicitamente sia dall'Atalanta che dall'Albinoleffe».

Per chi si fosse però perso le puntate precedenti, la polemica è nata quando giovedì 30 settembre il presidente seriano Gianfranco Andreoletti, trovandosi chiuso fuori dalla sala vip del Comunale perché era stata sostituita la serratura, è andato all'attacco: «Ormai a Bergamo, nel calcio, noi non contiamo più nulla e nulla conta anche il Comune: c'è chi si crede il padrone del vapore e fa quello che vuole». Non si è fatta attendere la risposta nerazzurra. «È curioso - si legge nel comunicato pubblicato dall'Atalanta sul suo sito internet - che il presidente dell'AlbinoLeffe si ricordi dello stadio (di proprietà del Comune) solo quando si tratta di dover entrare in polemica con l'Atalanta, ma se ne dimentichi in tutti gli altri casi. Lo dimostra il fatto che la scorsa estate nessuno della società biancazzurra si sia mosso nel momento in cui l'Atalanta, in tempi strettissimi, si è attivata per apportare al Comunale tutte quelle minime migliorie necessarie, e alcune obbligatorie, per rendere più accogliente una struttura che nell'opinione di tutti è vecchia e superata. A tutt'oggi non ci risulta che l'AlbinoLeffe abbia chiesto di compartecipare alle spese sostenute per i lavori e riteniamo quantomeno strano che una società che milita nella nostra stessa categoria usufruisca dal Comune di un trattamento sensibilmente più vantaggioso rispetto a quello applicato all'Atalanta. Visto che è l'Atalanta a pagare, mentre anche altri ne beneficiano, evidentemente i padroni dello stadio non siamo noi».

Immediata la controreplica dei blucelesti: «L'AlbinoLeffe, in riferimento al comunicato stampa odierno dell'Atalanta, rileva con dispiacere come la correttezza di comportamento e la signorilità d'approccio, che hanno sempre contraddistinto la società nerazzurra, stiano venendo meno, nei fatti e nelle parole. Riteniamo che nessuno meglio dell'Amministrazione comunale sia a conoscenza di come si siano svolte le recenti opere di ristrutturazione e ammodernamento dello stadio Atleti Azzurri d'Italia e che quindi nessuno meglio della stessa Amministrazione possa dare agli sportivi bergamaschi chiarimento sull'interessamento delle parti relativamente ai lavori di cui sopra e sugli ovvi perché di una convenzione che comunque è stata discussa, approvata e liberamente sottoscritta dalla società che oggi la contesta».

Nella mattinata di sabato 2 ottobre, contattato telefonicamente il presidente Andreoletti, arriva un nuovo commento sui lavori effettuati prima dell'inizio del Campionato allo stadio di Bergamo: «In maniera molto semplice qualcuno ha avuto la fregola di fare certe cose e si è dimenticato di chiedere preventivamente l'autorizzazione al proprietario - ha detto nell'audio qui allegato il presidente Andreoletti -.  E poi pensava che ci fossero dei "San Paganino" dietro disposti a pagare ciò che in maniera arbitraria qualcuno aveva deciso di fare». A questo commento la Società Atalanta non ha voluto aggiungere nulla.

fa.tinaglia

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