Giovedì 14 Ottobre 2010

«Prima di essere uccisa
ha chiesto aiuto ai vicini»

I genitori di Silvia Betti - la 48enne impiegata uccisa all'alba di mercoledì mattina dal marito dal quale si voleva separare - hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo a carico di Luigi Marenzi.

«La mamma della vittima ha grande fiducia nella giustizia, per questo ha deciso che si costituirà parte civile – spiega l'avvocato Federico Pedersoli, che ha ricevuto dalla famiglia Betti l'incarico di assisterli legalmente –: vuole che venga fatta luce su quanto accaduto martedì mattina nell'appartamento dove viveva la figlia e che siano chiariti tutti gli aspetti a 360 gradi, anche quelli ancora oscuri».

Intanto nel palazzo dove martedì si è consumata la tragedia è come se il tempo si fosse fermato. Col passare delle ore la ricostruzione di quanto accaduto all'alba di martedì assume i contorni più nitidi.

Prima di essere uccisa nel salotto di casa, Silvia Betti ha chiesto aiuto. È uscita, ancora col pigiama addosso, dall'appartamento di 70 metri quadrati che divideva col marito e con un labrador e un meticcio. Anzi, è scappata: è salita fino al primo piano, ha bussato alle porte dei vicini. Che le hanno aperto, scossi e increduli per quello che stava accadendo e ben lontani dall'immaginare il dramma che si sarebbe consumato di lì a poco. Non erano nemmeno le 6, Silvia Betti ha cercato di infilarsi in una delle case del primo piano per sfuggire all'incontrollabile violenza del marito.

«Aiuto, mi ammazza», ha gridato in preda a un comprensibile panico. Ma Luigi Marenzi l'ha raggiunta, l'ha strattonata, l'ha spintonata giù dalle scale, tra gli sguardi attoniti dei vicini. È riuscito a riportarla nel loro appartamento e si è chiuso alle spalle la porta blindata. E lì si è consumata, in pochi attimi, la tragedia: il raptus ha avuto il suo culmine.

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fa.tinaglia

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