Sabato 06 Novembre 2010

«L'aeroporto è cresciuto
grazie a scelte importanti»

L'aeroporto di Orio al Serio è cresciuto grazie a scelte importanti e non certo per una politica dei piccoli passi. Lo scalo dispone innegabilmente di ulteriori margini di crescita che tuttavia devono confrontasi con dei limiti oggettivi e la compatibilità ambientale con la città che lo circonda. Fondamentale per il suo sviluppo l'approvazione delle curve isofoniche. Dopo che la Compagnia delle Opere ha sollecitato «un ulteriore salto di qualità» e un ripensamento complessivo dell'opera «facendo tutti insieme sistema e immaginando uno scalo ancor più grande, autentico volano per lo sviluppo», si accende il dibattito.

Per Ettore Pirovano, presidente della Provincia (socia al 13,2 e destinata a salire di un ulteriore 5 per cento se troverà i soldi per le azioni vendute da Sea) «ora è il momento di pensare ad una strategia complessiva, che preveda anche il collegamento ferroviario, valorizzando anche potenzialità come il vicino OrioCenter. Ci guadagnano i privati? Premesso che non sono missionari, la cosa importante è che ci guadagni il territorio nel complesso».

Ecco, il territorio e la questione ambientale: «Spero si arrivi presto all'approvazione delle curve isofoniche, senza necessità di una Conferenza di servizi: io sono il presidente della Provincia e devo avere una visione che va di conseguenza, trovare cioè una giusta dimensione allo sviluppo dell'intero territorio».

«Non mi pare che quella di questi anni sia stata una politica di piccoli passi: Orio è cresciuto grazie a scelte importanti», esordisce Emilio Zanetti, presidente del Consiglio di gestione di Ubi Banca (socio al 13,8 per cento di Sacbo). «E nemmeno la politica prevista per i prossimi anni mi sembra di piccoli passi: basti pensare ai 150 milioni di investimenti complessivi. Numeri che dimostrano come i programmi dell'aeroporto siano ambiziosi. Siamo consapevoli dello sviluppo che abbiamo impresso al territorio, e vogliamo continuare in questa direzione».

D'accordo Mario Ratti, presidente di Sacbo, società di gestione dello scalo: «Una premessa fondamentale: dobbiamo costruire una crescita che sia compatibile con il territorio». Stabilito questo «bisogna anche tenere conto delle procedure, spesso davvero complesse: ma non mi sembra che la nostra sia stata una politica di piccoli passi, basti pensare alla nuova area partenze, al futuro parcheggio multipiano, alla sistemazione della zona arrivi».

La posizione più scomoda? Quella di Franco Tentorio, sindaco di Bergamo e socio al 13,8 di Sacbo (potrebbe salire al 19 se riscattasse le quote Sea, ma non lo farà...): «Serve una gestione compatibile con gli abitanti dei quartieri interessati, quindi Colognola: per questo l'assessore all'Ambiente Massimo Bandera sta lavorando alle curve isofoniche che definiranno quanti e quali voli si possono fare. Crescere sì, ma compatibilmente».

Cesare Zonca, presidente del Credito Bergamasco (socio al 4,77) è chirurgico: «Credo che nell'ambito di una gestione corretta sia necessario pensare anche ad un futuro più lontano. Crescere? Dipende dalle condizioni ambientali».

Per usare le parole di Paolo Malvestiti, presidente della Camera di Commercio (socia al 9,05) «serve indiscutibilmente una visione complessiva: l'attuale passo di marcia di Sacbo è notevole sotto il profilo operativo, ma non possiamo fermarci. Occorre lungimiranza ed immaginare il futuro da qui a 10-15 anni». È il caso dei partner: «La crescita dei voli è fondamentale, andando oltre Ryanair per uscire da questo quasi monopolio: e Sacbo sta lavorando in tal senso». E dell'ambiente: «Massima disponibilità e impegno da parte nostra affinché ci siano meno problemi possibili per i residenti della zona».

«Sacbo sta crescendo e bene» è il commento di Carlo Mazzoleni, presidente di Confindustria Bergamo (detiene lo 0,6 per cento, ma il fronte industriale è rappresentato anche dal 3,39 dell'Italcementi). Ma comunque «le sollecitazioni vanno sempre bene, anche se da tempo il Consiglio d'amministrazione si sta occupando della crescita dell'aeroporto. Certo, Orio al Serio ha limiti oggettivi: ci sono ancora margini di crescita, ma non infiniti. La logica passa quindi nella direzione di un sistema che vada da Torino a Verona».

D. N.

a.ceresoli

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