Porta Sud, la squadra resta
ma le ambizioni si riducono

Meno capitale sociale, niente sede, meno costi e in futuro anche meno consiglieri d'amministrazione. E ora se volete potete anche chiamarla Porticina Sud, visto la drastica cura dimagrante che attende la società nata per la trasformazione dell'area dello scalo merci.

Meno capitale sociale, niente sede, meno costi e in futuro anche meno consiglieri d'amministrazione. E ora se volete potete anche chiamarla Porticina Sud, visto la drastica cura dimagrante che attende la società nata per la trasformazione dell'area dello scalo merci.

Ma c'è anche una (fior di) buona notizia: per il momento nessuno esce dalla squadra: Comune, Rfi (al 35% cadauna), Provincia e Camera di Commercio (rispettivamente al 20 e al 10) restano della partita.

Ma Porta Sud cambia pure mission, anche se va ancora definita nel dettaglio. Potrebbe aprirsi quella meno operativa ma più gestionale: il supporto ad accordi di programma e convenzioni su singoli temi e interventi con soci privati, in primis i proprietari delle aree dello scalo merci. In pratica, terminata la fase più squisitamente urbanistica che ha portato alla redazione del masterplan, ora la società si metterà a disposizione dei privati. La sola via per uscire dall'empasse determinato dalla scelta della Provincia di non dare seguito alla nuova sede progettata dall'archistar Arata Isozaki. I motivi vanno ricercati nella mancanza di fondi, ma sotto sotto nella poca condivisione del progetto. In questo modo la società apre a un piano B, quello alternativo alla sede della Provincia, come più volte richiesto dal presidente di Via Tasso, Ettore Pirovano: ovvero il coinvolgimento dei privati, detentori tra l'altro della stragrande maggioranza delle aree. Oltre, ovviamente, alle Ferrovie.

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