Mercoledì 08 Dicembre 2010

Impennata degli sfratti +337%
Oltre 1500 famiglie fuori casa

L'anno scorso, rispetto al 2008, il numero degli sfratti per morosità nella provincia di Bergamo è cresciuto del 337%. Il 2010 si prepara a chiudere con una media del 30% in più rispetto al 2009, secondo una proiezione di Adusbef (Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari), confermata dagli ultimi dati che arrivano dai tribunali. Ne basti uno per tutti: il tribunale di Treviglio ha già eseguito quest'anno 164 sfratti (al 20 novembre), mentre in tutto il 2009 ne ha chiusi 140. Gli appuntamenti degli ufficiali giudiziari entro il 31 dicembre sono 41: quindi il numero dei procedimenti esecutivi a fine anno passerà a 205: sono 65 più del 2009. In Bergamasca si arriverà, dunque, oltre 1.500 famiglie fuori casa. E il 2011 potrebbe andare anche peggio.

Il condizionale è d'obbligo, ma l'orizzonte lascia poco spazio all'ottimismo, perché cassa integrazione e contratti di solidarietà non possono durare per sempre e i «cuscinetti» della crisi, che hanno dato un po' di respiro a tante famiglie rimaste senza lavoro, sono agli sgoccioli. E perché anche le «reti» che fino all'anno scorso bene o male funzionavano per dare una mano alle famiglie in crisi – dai parenti agli amici, dai Comuni alle associazioni – sono tutti uniti da un minimo comun denominatore: le risorse sono sempre meno.

Gli osservatori definiscono la situazione delle famiglie che sono rimaste o che rischiano di rimanere senza casa, una bomba a orologeria. Per non tirare in ballo la situazione dei mutui. I 1.097 sfratti del 2009 – 538 in città e 437 in provincia secondo i dati del ministero dell'Interno – hanno colpito un ventesimo delle famiglie affittuarie, che sono circa il 20%; l'altro 80% è rappresentato da chi ha una casa di proprietà oppure ha acceso un mutuo per finire di pagarla.

Francesco Macario, ex assessore alle Politiche della casa del Comune di Bergamo, porta il caso di famiglie che hanno pagato il 60% del mutuo, ma poi hanno dovuto arrendersi e lasciare la casa alla banca. La bomba sfratti è diversa per una sola cosa: generalmente è una «guerra» tra poveri, tra il piccolo proprietario di casa, che con i risparmi ha comprato l'alloggio e poi pensa di farlo fruttare affittandolo, e chi ha firmato il contratto, ha cominciato a pagare, è rimasto senza lavoro e senza stipendio per colpa della crisi.

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e.roncalli

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