Giovedì 30 Dicembre 2010

Mons: Beschi: «Amore e fede
l'eredità del vescovo Amadei»

Raccogliere la sua eredità, la sua profonda fede in Gesù, la sua meditazione sul crocifisso. La sua profonda fede in Gesù vissuta nella relazione, la relazione con il figlio di Dio venuto nel mondo, la relazione con ogni uomo, ogni fratello. Il vescovo Francesco Beschi ha ricordato durante la Messa di ieri pomeriggio in Cattedrale il vescovo Roberto Amadei a partire dalle Letture, dalla Prima Lettera di Giovanni e dal brano tratto dal Vangelo di Luca, centrato sull'infanzia di Gesù, un brano natalizio.

Il vescovo Francesco ha sottolineato la profonda fede che monsignor Amadei deponeva nella relazione con Cristo, in sintonia con la lettera di Giovanni. «Una comunione con la persona di Gesù, non solo un apprendimento, una conoscenza intellettuale, ma una conoscenza esistenziale». Una conoscenza profonda, una identificazione. E monsignor Amadei spesso additava il crocifisso ai fedeli e non si stancava di ripetere quanto fosse necessario riscoprire l'amore di Dio, l'amore di Gesù per gli uomini. Negli ultimi giorni il vescovo Roberto si è sempre più avvicinato a quella identificazione con Gesù Crocifisso, a quella condizione esistenziale di profondo amore. Parlando del vescovo Amadei, il vescovo Francesco Beschi ieri ha sottolineato le parole conservate nella Lettera di Giovanni: «Non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto fin da principio. Il comandamento antico è la parola che avete udito. E tuttavia è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende. Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello è ancora nelle tenebre». Come dire che la luce risplende nell'amore per il fratello con la ricaduta esistenziale che comporta, con la vera conoscenza di Gesù. E il vescovo Francesco ha spiegato come nel suo messaggio per i dieci anni da vescovo di Bergamo, nel 2002, monsignor Amadei scriveva che la prima preoccupazione non consiste nell'attività, nel fare, ma «nelle relazioni fraterne» con chi sta dentro, ma anche con chi sta fuori dalla Chiesa.

La Messa nel primo anniversario della morte di monsignor Amadei è stata concelebrata in una Cattedrale gremita di fedeli ieri alle 18. Insieme a monsignor Beschi, sull'altare e tra i banchi, numerose religiose e sacerdoti, e i vescovi Aldo Cavalli, Lino Belotti, Gaetano Bonicelli, Bruno Foresti, Sergio Gualberti, oltre al vicario episcopale, monsignor Davide Pelucchi. La Messa si era aperta con la lettura, da parte di monsignor Pelucchi, del testo della pergamena che venne adagiata nel feretro di monsignor Amadei un anno fa. Un testo che ripercorre la sua biografia, dalla nascita nel 1933 a Verdello, al trasferimento a Pognano con la famiglia all'età di cinque anni, all'ingresso in Seminario, l'ordinazione sacerdotale, gli studi a Roma, le ricerche sulla storia della Chiesa bergamasca, l'insegnamento in Seminario di cui divenne rettore nel 1981, la consacrazione a vescovo nel giugno del 1990, il ritorno a Bergamo, come vescovo, nel 1992, l'annuncio del Sinodo diocesano, la costituzione del museo Bernareggi, fino alla rinuncia alla guida della Diocesi per raggiunti limiti di età. «Accolse il suo successore il 15 marzo 2009», già colpito dalla malattia.

Il vescovo Francesco nell'omelia ha accennato a quei momenti, al suo arrivo a Bergamo, all'accoglienza del vescovo Roberto, alla conoscenza che già esisteva e che si è approfondita nei mesi seguenti, nonostante la malattia «dalla scansione velocissima, che creò smarrimento in tutti e un po' anche in lui». Il vescovo ha citato il discorso che Amadei fece nel 2005 a Caravaggio, dove ribadiva che è sempre il ritorno a Gesù Cristo la risposta ai momenti di profonda crisi e travaglio dell'umanità. Poi il messaggio di Natale del 2007, sempre Gesù al centro, l'importanza della relazione con lui. E il vescovo Francesco Beschi ha commentato ieri il Vangelo di Luca, tracciando un parallelo fra gli ultimi giorni di monsignor Amadei, l'avvicinarsi al Gesù della sua fede, e il vecchio Simeone al tempio, che, preso Gesù Bambino fra le braccia, e benedisse Dio e disse: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace».

e.roncalli

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