Giovedì 30 Dicembre 2010

«Yara, Dio non è in silenzio»
Don Corinno scrive al direttore

Don Corinno Scotti ha scritto una lettera al direttore de L'Eco di Bergamo Ettore Ongis che qui pubblichiamo integralmente. «Il Signore ci chiede di non avere paura» scrive il sacerdote che racconta il Natale dei genitori di Yara e di tutta Brembate Sopra.

Caro direttore,
le scrivo di nuovo, ben sapendo che, dopo quanto ha detto e fatto il vescovo Francesco per la famiglia di Yara e per la nostra comunità, sarebbe meglio che io non aggiungessi nulla. Le scrivo solo per dire grazie. Nella festa della Santa Famiglia il vescovo ha voluto venire a celebrare da noi per essere vicino non solo alla famiglia di Yara, ma anche alla nostra comunità e idealmente a tutte le famiglie della diocesi. È venuto per ribadire che «la forza della speranza si manifesta quando è chiamata a reggere situazioni che sembrano essere senza speranza».

I genitori di Yara, con i tre figli, hanno partecipato alla Santa Messa, ma non hanno avuto la forza di parlare. Hanno chiesto a me di dire solo una parola: grazie. L'ho fatto con trepidazione e non solo per ringraziare la comunità a nome dei genitori, ma soprattutto per ringraziare loro, Maura e Fulvio, per quanto ci stanno dando. Con questa lettera, però, desidero estendere il ringraziamento a tutta la diocesi e alle tantissime persone che da ogni parte assicurano preghiere e offrono solidarietà a questo nostro dramma.

Sono preti, parrocchie, monasteri, associazioni, scuole, singole mamme e papà. Fulvio ha detto: «La nostra bambina sta unendo l'Italia» ed è proprio così. Può immaginare, direttore, come abbiamo vissuto il nostro Avvento, fatti voce e cuore di Yara davanti al Signore. Ci sembrava che l'Avvento non finisse più, scrutando i segni della sua venuta, giorno dopo giorno, quasi ora dopo ora, con il cuore di Maria e l'angoscia di Maura e Fulvio. Scriveva monsignor Tonino Bello: «Attendere: infinito del verbo amare, o meglio amare all'infinito».

E il Vescovo Francesco ci ha detto: «Dobbiamo trovare Yara per ritrovare il Signore. Dobbiamo trovare il Signore perché, trovando il Signore, troveremo Yara, in qualunque luogo e in qualunque condizione si trovi ». I genitori di Yara dal giorno della scomparsa non hanno più acceso la televisione né letto i giornali, confidando nelle forze dell'ordine incaricate delle ricerche e nelle centinaia di volontari che le affiancano. Fino a martedì 28 dicembre non hanno mai rilasciato dichiarazioni, ma hanno passato giornate intere dai carabinieri.

Noi abbiamo continuato a fare l'unica cosa che potevamo fare per non disperare: intensificare le preghiere. La nostra preghiera in chiesa, ma anche i nostri incontri, i nostri dialoghi sussurrati per strada sono preghiera. Abbiamo capito il significato di alcuni salmi che sempre recitiamo, ma che diventano veri quando nascono dalla vita: «Ci nutri, Signore, con pane di lacrime, ci fai bere lacrime in abbondanza ». Sì, abbiamo mangiato pane impastato di lacrime. Poi è arrivato il Natale. Alla Messa della Notte Santa ho dato sfogo a quanto portavo dentro. Dovevo pur dare una risposta a chi mi chiedeva: «Come faccio a credere che Dio è buono? », oppure: «Che cosa posso dire ai miei bambini quando mi chiedono perché Yara non torna, nonostante le preghiere che si stanno facendo?».

E sì che non ci sembra di chiedere l'impossibile, visto che lui stesso ci invita a chiedere, a cercare, a bussare. Ho parlato allora del silenzio di Dio: «Svegliati, perché dormi, Signore? Non ci respingere per sempre». È il silenzio di Betlemme quando Dio ancora non può parlare; è il silenzio della croce, quando Dio non parla più. Ma la sua vita donata nel presepe e sulla croce è la Parola più forte. Ho allora commentato le parole del profeta Isaia: «L'uomo dice a Dio: "Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato". Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.

Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato » (Is 49,15-16a). Dio non dimentica e trova il modo per con-solare, per non farci sentire soli. È un'esperienza che molti in questi giorni stanno facendo, in un modo misterioso, intimo, difficile da esprimere, ma vero: si sperimenta la pace del cuore. Siamo certi: la nostra comunità, il nostro paese non sarà più come prima. La sofferenza ci fa crescere nella fraternità e nella fiducia nel Signore. Quasi, oserei dire, è un momento di grazia. C'è paura in paese, ma ancora una volta il Signore e i suoi angeli nella Notte Santa ci dicono: «Non abbiate paura, vi annunciamo una grande gioia: è nato per voi il Salvatore, Cristo Signore». Ho letto che nella Bibbia il Signore per 365 volte dice agli uomini: «Non abbiate paura». Trecentosessantacinque come i giorni dell'anno. Ogni giorno, per tutti i giorni dell'anno, il Signore ci chiede di non avere paura. Anche a lei, caro direttore, e a quanti ci sono vicini in questo momento, auguri di buon anno. E grazie.

don Corinno Scotti

e.roncalli

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