Giovedì 30 Dicembre 2010

Primo contatto audio con Moro
in Pakistan: scalerà il Karakorum

Primo contatto audio con il bergamasco Simone Moro, che si trova insieme ai suoi compagni Denis Urubko e Cory Richards a Islamabad, in Pakistan. I tre hanno come obiettivo la scalata invernale del Karakorum, o G2, che avverrà tra gennaio e febbraio 2011.

I preparativi burocratici e logistici sono stati già espletati, ma il proseguimento del viaggio in aereo verso Skardu è stato stoppato dalla presenza di neve sulla pista dell'aeroporto di destinazione. La partenza è prevista per venerdì 31 dicembre.

Le notizie che arrivano dall'Himalaya parlano di una decisa virata climatica verso temperature molto rigide (già -20 °C a 2.500 m di altitudine). Per ascoltare il contatto audio di oggi con Simone Moro http://www.mountainblog.it/simonemoro/?p=47 . Per accedere ai commenti e/o inserire interventi inerenti la spedizione di Moro al GASHERBRUM II, collegarsi al blog http://www.mountainblog.it/simonemoro/?p=27#comment-39

LA PARTENZA
Karakorum significa letteralmente «rocce nere», ma quando Simone Moro, assieme ai compagni Denis Urubko e Cory Richards arriveranno laggiù sulle pendici del G2 - con i suoi 8.035 metri la tredicesima montagna della Terra -, sarà tutto irrimediabilmente bianco, uno scenario di ghiaccio e neve, dolce e al tempo stesso asperrimo.

L'inverno da quelle parti è così: un mondo ai limiti che, in misura diversa, i tre i componenti della spedizione sponsorizzata da The North Face e partita lunedì 27 dicembre alla volta di Islamabad hanno già provato in Himalaya, ma che questa volta si annuncia ancora più duro. Altrimenti la storia dell'alpinismo invernale non sarebbe andata com'è andata e cioè scritta, almeno fino a questo momento, tutta sull'altro versante, quello himalaiano, lasciando invece intonsa, nonostante sedici spedizioni già andate a vuoto, il Karakorum.

Il 2011 potrebbe essere l'anno buono e non solo perché l'alpinista bergamasco e i suoi due compagni kazako e americano hanno preso di mira il G2, ma anche perché di tentativi invernali sui giganti della stessa catena ce ne saranno altri quattro: una spedizione internazionale al G1, due team polacchi al Broad Peak e al Nanga Parbat e un alpinista russo in solitaria sempre su quest'ultima cima.

Come mai tutto questo proliferare di scalatori in una stagione solitamente deserta? «Certamente - spiegava Simone Moro alla vigilia della partenza - c'entrano i risultati che io e Denis abbiamo ottenuto negli ultimi anni (prima invernale al Makalu firmata da entrambi nel 2009 e per lo scalatore bergamasco un risultato analogo allo Shisha Pangma nel 2005 assieme ad altri colleghi polacchi, ndr); credo che siano serviti a rimotivare la comunità internazionale verso questa forma di alpinismo durissima, ma decisamente più autentica e vicina allo spirito dei pionieri dell'himalaismo che rischia oggi di perdere d'interesse».

Del resto Krzysztof Wielicki, sicuramente il più importante esponente dell'alpinismo invernale a livello mondiale, è stato chiaro: «Il futuro di questa disciplina? È ora», ha risposto con un esplicito riferimento a Moro e Urubko durante il recente International mountain summit di Bolzano. Anche il terzo componente Cory Richards, forte scalatore specializzato nella fotografia in quota, non è digiuno da esperienze del genere: nel suo curriculum c'è infatti una nuova via aperta in Himalaya nella stagione più fredda.

Che su qualsiasi ottomila e a maggior ragione in Karakorum, significa temperature vicine ai meno trenta se non più basse, perturbazioni con metri di neve e un isolamento non certo trascurabile. Tradotto in termini molto concreti: arrivi in elicottero al campo base, scarichi il materiale indispensabile a sopravvivere un paio di mesi, fai ciao ciao con la manina al pilota e, salvo casi di emergenza, lo rivedi alla data fissata per il rientro. Quella di Simone e compagni sarà attorno alla fine di febbraio. Il volo di rientro è stato fissato per il primo marzo.

«Adotteremo la stessa strategia di due anni fa - aggiunge Moro -: durante l'avvicinamento saliremo così una montagna di 6.400 metri vicina a Skardu (il Khosar Gang, ndr) e cercheremo di dormire in vetta un paio di notti. In questo modo quando arriveremo al base del G2, cosa che dovrebbe accadere attorno al 10 gennaio, avremo già un minimo di acclimatamento». L'inverno in Karakorum è molto lungo. Ma per salire il G2 non è detto che basti.

Emanuele Falchetti

m.sanfilippo

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