18 anni di Albano ma senza cittadinanza «Che rabbia e che fatica essere diversa»

18 anni di Albano ma senza cittadinanza
«Che rabbia e che fatica essere diversa»

«Una neodiciottenne ambiziosa, classe quarta liceo scientifico, decide di cercare un modo per vivere, ora che per lei è possibile, un’esperienza di lavoro estivo all’estero».

Inizia così la lettera inviata da una 18enne di Albano Sant’Alessandro, di origini extracomunitarie, che racconta come è complicato avere a che fare con la burocrazia e con una trafila normativa che non le ha ancora permesso di essere cittadina italiana.

« Trovo un sito inglese dall’apparenza piuttosto rigorosa e affidabile, procedo dunque con la cosiddetta “job application”, ovvero la domanda di lavoro. Questo mi richiede un po’ di giorni, poichè man mano m’informo sui requisiti. Da qui compilo entusiasta le parti che riguardano le attività come il volontariato, che ho svolto in una scuola materna, sperando possa essere un incentivo all’accettazione: il lavoro per cui ho fatto domanda consiste in attività di intrattenimento in un “parco-avventura” per bambini e famiglie».

Una volta conclusa la domanda, la 18enne aspetta una risposta, speranzosa: «Ma la “job application” non può né procedere né essere presa in considerazione perchè tra i documenti allegati non è presente un passaporto europeo o un visto valido per l’espatrio». Ma il problema qual è? «Semplicemente che non ho origini europee ma pensavo che, dopo otto anni di studio, di formazione personale qui in Italia, non avrei perso un’opportunità per la mia origine». E continua: «Con rabbia, e un certo senso di ingiustizia, non mi sono lasciata scoraggiare e ho cercato di informarmi su come ottenere un visto per il Regno Unito. Tra i requisiti: la domanda deve essere fatta almeno 90 giorni prima della partenza, le tasse da pagare sono di un minimo di 250£ (somma che supera i 350€) e per i lavoratori serve un fondo bancario sul conto di almeno 945£».

Ma il problema che nessuno dei tre requisiti è possibile «Nè tantomeno posso sperare nella cittadinanza in corso di “valutazione”: dopo un anno e mezzo circa, questo stadio è da considerare molto avanzato rispetto ad altre domande di cittadinanza, che hanno impiegato anche sette anni per risultare valide e definire “cittadino comunitario” chi le ha richieste - spiega la 18enne -. Basti pensare che, soltanto per richiedere il sollecito, serve un minimo di 730 giorni dalla data di presentazione della domanda, come dichiarato dal Ministero dell’Interno».

Cosa resta dunque? «La rabbia purtroppo, su cui sorvolo quando, al contrario di tutti i miei compagni di classe, ho dovuto compilare moduli tra scuola e questura per poter partecipare al viaggio d’istruzione in Gran Bretagna (di 5 giorni...)». E aggiunge: «Non pretendo di certo che al primo che arrivi sia concessa la cittadinanza, a non si può agevolare chi studia? Chi è intenzionato a cogliere tutte le occasioni disponibili, senza sentirsi escluso per un motivo così futile? Chi è impegnato nei suoi doveri così come i suoi coetanei, ma purtroppo li vede privilegiati rispetto a sé senza un valido motivo?».


© RIPRODUZIONE RISERVATA