Mercoledì 02 Febbraio 2011

Napolitano ricorda Papa Giovanni:
«Mi colpì la sua Pacem in Terris»

In occasione del cinquantesimo anniversario dell'elezione di Papa Giovanni XXIII, poco più di due anni fa, venne pubblicato il volume «Di chi è questa carezza?» edito da Marcianum Press di Venezia. Nel volume vengono riportate alcuni interventi relativi al pontificato di Angelo Giuseppe Roncalli. Fra gli altri quello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si sofferma in particolare sull'enciclica «Pacem in Terris» apparsa nel 1963.

Ha scritto il presidente: «Quando l'enciclica apparve, essa colpì soprattutto e profondamente per la portata innovativa del discorso sul rapporto tra cattolici e non cattolici in campo economico, sociale, politico; per quell'audace distinzione tra l'errore e l'errante; per quel pacato riconoscimento della possibile presenza di elementi positivi in movimenti storici, pure originati da false dottrine filosofiche; per quell'approccio insieme aperto e lungimirante, volto a favorire ogni dialogo utile alla causa della pace interna e della pace internazionale. Vorrei ricordare l'impressione che perciò l'enciclica suscitò in me come in molti altri certamente classificabili tra gli "erranti". E voglio ricordare l'emozione profonda che suscitò in noi la figura di Giovanni XXIII anche per il suo afflato umano».

Nel volume sono presenti interventi anche da parte dei cardinali Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone, Paul Poupard, del nostro vescovo Francesco Beschi e del sindaco di Sotto il Monte, Eugenio Bolognini. Dice ancora il presidente della Repubblica: «Rileggendola oggi, colpisce la trattazione sistematica di tutti i problemi, i presupposti, i principi cui è legata la fondazione di un'autentica pace». Giorgio Napolitano nel suoi intervento pone in luce come i principi dell'enciclica si siano in parte realizzati nel processo di integrazione europea, di una pace fondata sulla solidarietà. Scrive Napolitano che questo è un «Altro principio cardine dell'encicliclica "Pacem in Terris", che infatti recita: "I rapporti tra le comunità politiche vanno regolati nella verità e secondo giustizia", ma quei rapporti vanno pure "vivificati dall'operante solidarietà, attraverso le mille forme di collaborazione economica, sociale, politica, culturale, sanitaria, sportiva"...

Pace fondata sulla solidarietà, pace fondata sui diritti della persona. Io trovo che tutta la parte sui diritti di questa enciclica sia qualcosa di eccezionalmente vivo e anticipativo. È stato solo molto tempo dopo che l'illustre filosofo laico, Norberto Bobbio, ha introdotto la formula della "età dei diritti". Direi che nella enciclica "Pacem in terris" è precisamente espressa questa intuizione: viviamo nella età dei diritti».

Il presidente Napolitano nel suo intervento sottolinea il valore profetico e politico dell'enciclica del Papa bergamasco in ordine alle vicende del continente europeo, al grande sforzo di pace, alla tensione verso un nuovo ordinamento, una collaborazione, una sussidiarietà fra gli stati. E riferendosi alla Carta di Nizza dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 2000 il presidente scrive: «Io direi che questo ha rappresentato davvero un traguardo di grandissima importanza, pienamente corrispondente alla ispirazione della "Pacem in terris", nella quale si ritrovano affermazioni ed espressioni diventate familiari nel linguaggio dell'Unione europea: il paragrafo 52 dedicato al trattamento delle minoranze; il paragrafo 74, dedicato al principio di sussidiarietà, che ormai è un tema stringente, qualche volta perfino proposto in termini ossessivi nel dibattito attuale nella Convenzione di Bruxelles. Ma è un principio che trae le sue radici dalla tradizione cristiana e che viene formulato in modo estremamente efficace e convincente nella "Pacem in terris"».

Sullo stesso tema registriamo una nota di Antonio Donadio di Bergamo che intervistò il Presidente Napolitano in occasione di un convegno tenutosi presso la Pontifica Università di Roma l'11 aprile 2003, per il 40 esimo anniversario della Pacem in terris.

“E' il momento di una rivisitazione delle pagine Giovannee della “Pacem in terris”: c'è molto e non solo il famoso appello al dialogo tra cattolici e non cattolici, c'è molto anche di estremamente attuale sulle basi su cui va edificata la pace”, disse l'allora on. Giorgio Napolitano parlando di Giovanni XXIII. Messaggio di pace estremamente attuale sia ieri come sottolineava il futuro Presidente della Repubblica Italiana sia oggi.

Si sa quanto difficile possa essere la pacifica convivenza tra popoli diversi e di diversa fede religiosa e quante nazioni sono ancora martoriate da guerre. Fa piacere testimoniare come il Presidente Napolitano consideri l'insegnamento Giovanneo messaggio insostituibile per la pace fra tutti gli uomini della terra, oggi che Bergamo si prepara ad accoglierlo come garante della Costituzione e dell'Unità d'Italia.

e.roncalli

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