Lunedì 07 Febbraio 2011

Il vescovo Beschi alla veglia:
«La vita non è solo sopravvivere»

Per la vita, soprattutto quella più fragile. E per il compito di ciascuno di educare alla pienezza della vita. Due intenzioni semplici e profonde, che hanno delineato la traccia di riflessione della veglia di preghiera, celebrata domenica nel santuario della Madonna della Castagna, nella XXXIII Giornata per la vita.

Dal fondo del sagrato si è snodato il corteo delle tante persone che hanno voluto partecipare a questo appuntamento. Durante la veglia sono stati letti alcuni passaggi degli scritti di due persone che hanno lasciato un'eredità importante nella dedizione alla causa della vita, l'onorevole Vittoria Quarenghi, della quale ieri si ricordava il ventisettesimo anniversario della scomparsa, e il medico ginecologo Paolo Scaglia.

Anche la voce del Centro di aiuto alla vita (Cav) ha portato la testimonianza delle fatiche che molte donne vivono nell'affrontare la maternità in un clima di violenza, di miseria, di solitudine. 

La veglia ha introdotto la celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo Francesco Beschi. Le parole del Vangelo di Matteo - «Voi siete il sale della terra e la luce del mondo» - hanno suggerito al vescovo la riflessione sul tema della vita. «Non basta solo affermare il valore intoccabile di ogni vita umana, ma occorre riuscire a offrire alla nostra vita e a quella altrui un senso, un significato».

Una richiesta che ha voluto accostare in modo particolare alla responsabilità verso le giovani generazioni. «I giovani di oggi - ha spiegato - ci stanno dicendo che a loro non basta vivere, ci dicono la paura che la vita sia soltanto un giorno da consumare al più presto, più voracemente possibile. Se guardano a un adulto è per ricercare, vedere e verificare se la vita umana merita di essere vissuta».

Alle affermazioni in difesa della vita il vescovo chiede di aggiungere gusto, sapore, come quel sale del Vangelo. «Va bene proclamare l'intangibilità della vita – ha continuato – ma nel momento in cui difendiamo questo valore, dobbiamo alimentarlo di significato. È necessario il rispetto della vita, ma non solo per definire confini insuperabili per non umiliarla, mortificarla o cancellarla. Siamo chiamati soprattutto a testimoniare speranza. Al sale, al gusto della vita, va avvicinata la luce, che è la speranza che nasce dalla nostra fede».

Leggi di più su L'Eco di lunedì 7 febbraio

m.sanfilippo

© riproduzione riservata