Lunedì 07 Febbraio 2011

Nel '61 la tragedia in Val Venosta
Morì anche un alpino di Gandino

Sono passati cinquant'anni, ma il ricordo resta vivo e anzi si rinnova. Il 3 febbraio del 1961 un grave tragedia colpì il corpo degli Alpini: una valanga in Trentino, in Alta Val Venosta, travolse un gruppo di militari di leva. Sotto la massa nevosa morirono in quattro: Giuseppe Leiter di Cadipietra (BZ), Pietro Metelli di Bornato (BS), Armido Rigon di Gallio (VI) e il bergamasco Giacinto Della Torre.

Giacinto, all'epoca appena ventiduenne, era nato a Gandino, nella frazione di Cirano. Come i compagni faceva parte degli artiglieri alpini del Gruppo Vestone - Brigata Orobica.

Stavano battendo un tracciato nella neve verso il Piz Lat, nella zona del Resia, per permettere, il giorno dopo, il passaggio della batteria con trasporto dei pezzi su barchini e compiere così la cosiddetta “impresa ardita” del campo invernale. Si salvò soltanto Giovanni Savio, varesino di Bisuschio, grazie allo zaino che affiorava dalla neve.

Dopo 50 anni Savio ha promosso, per ricordare i compagni scomparsi, il restauro di una piccola cappella nel suo paese natale, dedicata al Sacro Cuore di Maria in località Pogliana.

Lo scorso autunno alla cerimonia inaugurale erano presenti familiari degli artiglieri alpini deceduti, rappresentanze amministrative e alpine dei paesi d'origine. Per Giacinto Della Torre c'erano la sorella Nella con altri familiari, il sindaco Gustavo Maccari accompagnato dal gonfalone del comune, una nutrita rappresentanza di Alpini guidati dal capogruppo Angelo Moro e dal gagliardetto del gruppo.

In prima fila anche il vessillo ufficiale della sezione di Bergamo, scortato dal consigliere Luigi Furia, responsabile del notiziario “Lo Scarpone”. A far gli onori di casa il capogruppo locale Pierangelo Moleri e il presidente sezionale di Varese Francesco Bertolasi. Ad accompagnare la cerimonia il Corpo Musicale Valceresio e il Coro Stella Alpina di Viggiù.

Commovente l'abbraccio con i familiari delle giovani vittime della valanga. Il figlio di Savio, Stefano, ha letto un accorato ricordo di quei giorni e agli intervenuti è stato fatto dono di una pubblicazione a ricordo del restauro e del tragico evento, con il racconto di quel tragico 3 febbraio scritto da Giovanni Savio. Gli Alpini gandinesi hanno offerto a Savio un'artistica targa di ringraziamento e auspicato un futuro incontro a Gandino.

Il ricordo, in occasione dei 50 anni, si rinnova: i gruppi alpini dei paesi di appartenenza delle vittime si stanno organizzando per promuovere (fra giugno e settembre 2011) un incontro al Passo Resia in Val Venosta, teatro della tragedia.

r.clemente

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