Venerdì 04 Marzo 2011

Caso di Yara su Facebook
Rubata l'identità della minore

«Quel profilo in Facebook non è di mia figlia: le è stato sottratto già lo scorso 22 febbraio dopo che lo avevamo cancellato in ottobre. Ora siamo sotto l'assedio dei media e sono preoccupata che possa capitarle qualcosa». A parlare è Tamara, la mamma della minorenne di un paese dell'hinterland bergamasco che nei giorni scorsi è finita su tutti i media locali e nazionali. Il suo nome e cognome, che per rispettare la sua privacy non pubblichiamo, è stato utilizzato da qualcuno che ancora resta ignoto e che lo ha sfruttato per rilasciare sulle pagine di Facebook dichiarazioni molto forti relative al caso di Yara Gambirasio. In un post inviato il 28 febbraio sul profilo della ragazzina, che ha solo 12 anni, diverse dichiarazioni hanno fatto rizzare le orecchie agli inquirenti: la giovane on line si presentava come la «migliore amica di Yara» e, rispondendo ad una certa Kate, che scriveva ai ragazzi «di rimanere uniti quando uscite» e «di non dare retta a nessuno anche se lo conoscete», scriveva: «Qui ci conosciamo tutti.... e tutti conoscono noi... Brembate è un piccolo paesino... e questo ci fa ancora più paura».

Tutto questo mentre la vera titolare dell'identità rubata era assolutamente estranea a quanto stava accadendo sulle sue vecchie pagine web (ora rimosse) che riportavano il suo nome e cognome e le sue immagini fotografiche: «Il 2 marzo però la notizia di questi messaggi in Facebook è esplosa e il nome di mia figlia, pur essendo minorenne, è stato diffuso da tutti i media - continua Tamara -. Siamo assediati dai giornalisti e dai videoperatori, e siamo spaventati». Se infatti la ragazzina aveva effettivamente aperto nel 2010 il profilo sul social network, la mamma glielo aveva fatto chiudere lo scorso 13 ottobre: «Il 22 febbraio delle amiche di mia figlia le segnalano che il suo profilo su Facebook era ricomparso - continua Tamara -. Controllo e vado subito dalla polizia postale per denunciare il furto d'identità». Il caso però esplode pochi giorni dopo: «Il 2 marzo il nome e cognome di mia figlia e il paese dove vive sono su tutti i giornali e su tutte le tv - continua la donna -. Sono arrivati i giornalisti sotto casa e davanti a scuola. Giovedì eravamo sotto assedio».

Inevitabile una seconda denuncia, questa volta ai carabinieri: «Ci sentiamo osservati e infastiditi: chi ha rubato questa identità potrebbe essere davvero coinvolto nel caso di Yara e potrebbe arrivare a mia figlia».

fa.tinaglia

© riproduzione riservata