Lunedì 14 Marzo 2011

Yara, sul guanto e la batteria
il Dna non è dei familiari

Il Dna trovato su un guanto e sulla batteria del telefonino di Yara Gambirasio non apparterrebbero alla cerchia familiare della ragazzina di Brembate Sopra. È la novità che emergerebbe dagli approfonditi accertamenti che si stanno svolgendo sugli oggetti ritrovati a Chignolo d'Isola, vicino al corpo.

I Dna, è stato confermato, sono di un uomo e di una donna. La traccia più interessante sarebbe quella trovata sulla batteria del cellulare di Yara: i guanti infatti, che Yara indossava da alcuni giorni, potrebbero essere venuti in contatto con altre persone, lasciando tracce.

Diverso è invece il caso della batteria: quale persona estranea alla famiglia potrebbe aver toccato la batteria del telefonino della ragazzina. Il cellulare era stato trovato con la sim-card estratta, operazione possibile solo togliendo anche la batteria. E questo spiegherebbe il maggiore interesse verso questo particolare reperto.

Intanto il sostituto procuratore che a Bergamo guida l'inchiesta, Letizia Ruggeri, ha detto che nel caso dell'uccisione di Yara Gambirasio mancano al momento non solo una chiara causa di morte ma anche una definita «volontà omicidiaria dell'offender».

E sarebbe proprio per questo motivo, oltre che per il fatto che «riguarda l'uccisione di una bambina» che il pm, rispondendo ai giornalisti nei giorni scorsi, aveva parlato di una «faccenda inquietante».

Soprattutto, a rendere il caso diverso da tanti altri, sarebbe «la mancanza di un quadro chiaro, dovuto a delle lesività» che concorrono ma al momento «non indicano la causa della morte».

Per il pm non si capisce, infatti, se «l'offender ha colpito Yara per ucciderla, se la morte era voluta, non era voluta» e, nelle modalità con cui sono state fatte le lesioni, «con che logica sono state fatte, se per tramortire, ferire o uccidere». Tutti dubbi che rendono il caso ancora più complesso.

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r.clemente

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