Domenica 03 Aprile 2011

Lunedì l'addio a Mario Gaspani
ucciso con oltre 20 coltellate

Saranno celebrati lunedì 4 aprile alle 15, nella chiesa di Grignano di Brembate, i funerali di Mario Gaspani, il 57enne di Boltiere ucciso sabato 26 marzo e gettato in una roggia a Osio Sopra. Intanto le indagini proseguono, sia sotto l'aspetto tecnico che sul fronte degli interrogatori.

L'autopsia sul corpo del commerciante d'auto ha infatti evidenziato oltre venti coltellate, sferrate con un'arma che non è ancora stata ritrovata. Una vera e propria furia omicida, quindi, che fa propendere sempre più verso un delitto originato dalla rabbia e una cerchia di persone che si va via via restringendosi.

Un punto fermo delle indagini è il luogo del delitto: la villa di via Donizetti a Boltiere dove Gaspani, 57 anni, viveva con la seconda moglie, una quarantenne originaria di Gorgonzola. La notte dell'omicidio però la donna non si trovava in casa: la coppia era in via di separazione.

I rilievi dei carabinieri della Scientifica e del Ris di Parma, arrivati appositamente nei giorni scorsi, avrebbero già fatto chiarezza sulle modalità dell'omicidio, stabilendo in quale stanza è cominciata l'aggressione (Gaspani ha cercato di difendersi, come provano i tagli che aveva su avambracci, polsi e gomiti) che si è conclusa nel garage, dove c'è una lunga scia di sangue che dalla porta laterale finisce al centro del box.

Chi ha ucciso il commerciante, quindi, lo ha trascinato e lo ha caricato sulla sua Audi A3, ha percorso qualche chilometro fino a Osio Sopra, ha gettato il cadavere nella roggia di via Rasica, ha guidato per altri tre chilometri e ha abbandonato l'auto a Osio Sotto. Ma può aver fatto tutto da solo? Sembra improbabile: qualcun altro doveva essere alla guida dell'auto del killer, quella con cui è arrivato a Boltiere e con la quale si è allontanato da Osio Sotto. Un'altra domanda a cui gli inquirenti stanno cercando di rispondere.

Le modalità dell'omicidio non sono riconducibili a quelle della malavita organizzata. I carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo, insieme ai colleghi di Treviglio, sembrano ormai aver escluso un regolamento di conti. Troppa furia nell'aggressione, troppa confusione nel far scomparire il corpo, il rischio di farsi vedere e sentire dai vicini o di trovare qualcuno nel campo di Osio Sopra dove spesso si appartano le coppiette.

Criminali organizzati non avrebbero agito in questo modo. Avrebbero fatto un lavoro pulito come nel caso di Santo Barcella, l'imprenditore settantenne trovato morto a Gandino: un taglio alla gola, il corpo avvolto in un telo di juta plastificata, nascosto in un bosco dove è stato ritrovato quattro mesi dopo.

L'omicidio di Mario Gaspani sembra più una lite degenerata, scoppiata per motivi che gli investigatori, coordinati dal pm Franco Bettini, stanno cercando di scoprire attraverso una lunga serie di interrogatori.

Gaspani era stato condannato 48 ore prima di essere ucciso: 16 mesi per reati fiscali. Aveva anche vecchi precedenti per truffa e ricettazione e il 23 dicembre scorso era stato aggredito sotto casa e rapinato dell'auto. Forse chi lo ha ucciso era tornato per un nuovo avvertimento, ma la lite è degenerata. Per trovare le risposte si scava a fondo nei suoi rapporti personali.

k.manenti

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