Sabato 16 Aprile 2011

«Come le fate e i folletti»
Suocera e nuora in Santa Caterina

Se siete delle mamme è girate per Bergamo alla ricerca di chi ancora realizza grembiulini su misura, ricami il corredino o abbia qualche idea originale per una vestina che non costi uno sproposito pur essendo fatta a mano non potete non conoscerle. Si chiamano entrambe Elena e sono una bella accoppiata. Pensare che stanno per diventare parenti - nello specifico il rapporto è quello di nuora e suocera - fa anche sorridere. Ora come ora c'è anche chi le scambia per madre e figlia. Elena Terzi ha 60 anni, è di Alzano, anche se ora vive a Capizzone, ed è la futura suocera. Carattere tenace, donna intraprendente, nella vita di cose ne ha fatte ma di passioni ne ha avute sempre poche e concrete: avere in mano pezzi di stoffa colorata, tagliarli della forma che desidera e assemblarli. Tagliare, cucire e ricamare. Tutto questo da una vita: «Trent'anni non sono pochi - racconta -. Mia mamma aveva una merceria ad Alzano, mia nonna mi ha insegnato a ricamare. Ho sempre lavorato e amato questo mestiere: dopo il liceo artistico, ho iniziato architettura ma poi bisognava mangiare e tra Firenze e alcune esperienze lavorative sono finita in Borgo Palazzo con il primo laboratorio».

Nel 2003 arriva in piazzetta Santuario 1, in Borgo Santa Caterina: «Dal 2004 con me c'è Elena Carrara, futura nuora, conosciuta grazie a mio figlio Ghidon, e bravissima creatrice». Se Elena Terzi impazzisce per il patchwork e per le stoffe, che cerca e assembla con curiosità e maniacale precisione, Elena Carrara - 25 anni originaria della Val Seriana - è l'ideatrice di abiti e completi. Da questa unione nasce «Fate e Folletti», laboratorio di abbigliamento per bambini e tessuti per la casa. Tutto cucito a mano, tutto ricamato con arte e passione, tutto fatto su misura e personalizzato. «Siamo più un laboratorio che un negozio - spiega Elena Carrara che ora ha preso le redini dell'attività anche se la futura suocera Terzi con lei continua a lavorare e collaborare -. Da noi si viene per fare due chiacchiere, per scegliere colori e modelli. Niente capi uguali l'uno con l'altro: anche le stoffe sono sempre diverse». Perchè, e questo lo spiega Elena Terzi, è «davvero giunto il momento di fare un passo indietro: ritornare alle origini, al contatto con la persona. Ritornare al dialogo, al fatto a mano. Riducendo i costi, tagliando i passaggi, decidendo insieme cosa è meglio».

E per «Fate e folletti» il meglio è l'originale, il diverso dal prodotto tutto uguale. «Di persone che tentano questa strada ce ne sono - continua Elena Terzi -. Fa paura iniziare, ma bisogna tentare e avere fiducia: si è ripagati se si lavora, se si è competitivi, se il guadagno anche quando è modesto fa felici entrambe le parti. Ce ne sono di giovani che ci provano: il lavoro, se fatto bene, dà soddisfazione». Poi un saluto veloce: «È tutto il giorno che ho in mente dei pezzi di stoffa da unire per una coperta - spiega -. Altro che le donne che impazziscono per i diamanti. I miei gioielli sono questi pezzi storti e colorati». Resta la futura nuora, che sorride: «Sapevo poco di questo mondo, mi ha insegnato tutto Elena. Noi due siamo proprio una bella coppia. Un po' pazza ma felice». Come le fate e i folletti.

fa.tinaglia

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