Venerdì 22 Aprile 2011

La Regione: «Sul Monte Canto
stiamo lavorando per la sicurezza»

«L'operazione di abbattimento di alcuni ruderi di case è stata necessaria per permettere agli operai di lavorare in sicurezza: non possiamo rischiare che qualche pietra finisca loro addosso». Così Enrico Calvo, dirigente del Dipartimento dei servizi al territorio rurale e alle foreste della Regione Lombardia, ha spiegato l'azione avvenuta nel primo pomeriggio di mercoledì 20 aprile da parte dell'impresa, che si è aperta un varco con una ruspa tra i ruderi delle case pericolanti, tra cui quella del Paolì.

«Ci è dispiaciuto dover agire in quel modo ma è stata la condizione necessaria perché gli operai possano operare in sicurezza». Dopo l'allarme abbattimento lanciato dal consigliere del gruppo «[email protected]» di Villa d'Adda, Francesco Arrigoni, giovedì 21 al borgo del Canto sono saliti non solo il dirigente della Regione ma anche il direttore dei lavori, Mauro Fenice, e Marco Gratton dello Ster di Bergamo.

«Stiamo seguendo da vicino questo cantiere come non abbiamo fatto con altri - aggiunge Calvo -. Stiamo procedendo gradualmente secondo il programma perché conosciamo bene le criticità del luogo in cui stiamo operando e le sensibilità di molte persone verso questo borgo. Non siamo dei devastatori ma persone responsabili che devono fare bene i lavori, facendo lavorare in sicurezza chi opera per conservare al meglio le testimonianze storiche».

In questi giorni di pulizia del borgo dalla vegetazione, che per anni ha tenuto nascosti gli edifici, sono venuti alla luce ruderi ammalorati, malconci e pericolanti. Durante il sopralluogo il direttore dei lavori ha mostrato muri inclinati che pericolosamente minacciano di cadere sulla strada dove passano gli escursionisti, leganti che non tengono più le pietre e si sfarinano al solo tocco della mano, tetti e solette ceduti.

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m.sanfilippo

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