Martedì 10 Maggio 2011

Ex Palazzo del Podestà
Perché venderlo ai privati?

«Egregio direttore, dopo aver letto la notizia apparsa qualche settimana fa relativa all'approvazione in Consiglio comunale dell'alienazione dell'ex Palazzo del Podestà veneto in Piazza Vecchia ho pensato: la storia si ripete».

«Durante i miei studi universitari di storia dell'arte mi sono formata "sul campo", collaborando attivamente alla mobilitazione civica in favore della salvaguardia del Teatro Sociale che a metà degli anni Settanta era stato lasciato degradare gravemente, perché le scelte amministrative di allora prevedevano di abbatterlo per lasciar posto alla sede dell'Istituto universitario che, ampliandosi, necessitava di aule e di spazi per la didattica».

«Ricordo ancora lo sconcerto con cui esaminai il progetto fatto proprio dall'amministrazione comunale che proponeva di sventrare l'area della platea e di collocare le aule intorno a un cortile a forma di ferro di cavallo, unico "ricordo" dell'antica destinazione teatrale».

«Ricordo ancora come fosse oggi le riunioni affollate del Gruppo d'Impegno per i problemi di Città Alta, della sezione cittadina di Italia Nostra, le assemblee pubbliche, gli incontri con gli amministratori e ricordo soprattutto la chiarezza di vedute e la lungimiranza degli abitanti, che non avevano dubbi che il teatro neoclassico fosse un bene assolutamente da tutelare, e al contrario le appannate obiezioni degli amministratori che si trinceravano dietro ragioni di necessità superiore per giustificare il "sacrificio" del Teatro Sociale».

«Fortunatamente la tenacia dei cittadini ha prevalso e le successive amministrazioni hanno cambiato rotta fino a restituirci il gioiello del Teatro restaurato (ma anche irrimediabilmente privo del soffitto dipinto, per l'incuria subìta)».

«Spostiamoci di pochi passi e torniamo al caso, topograficamente adiacente, dell'illustre ex Palazzo del Podestà veneto, che nei suoi settecento anni di storia ha sempre conservato la sua vocazione pubblica, prima come dimora dei Suardi che ospitavano i podestà forestieri, poi dall'inizio della dominazione veneta come residenza del governatore inviato dalla Serenissima, infine nel '900 come sede di istituti museali e di istruzione superiore».

«E ora il Palazzo con adeguamenti minimi potrebbe diventare una degna appendice della Biblioteca A. Mai, sempre in cerca di spazi, che lì potrebbe trasferire le sue raccolte di riviste, liberando finalmente la chiesa di S. Michele dell'arco e destinandola a sala di conferenze».

«Uno scarto di qualità rispetto alla sconcertante scelta di vendita a privati, che espropria i cittadini di uno spazio da sempre destinato alla comunità. Che anche questa volta la popolazione riesca a far prevalere una visione più strategica rispetto alla miopia degli amministratori? Speriamo che il dibattito si accenda in città».

Francesca Buonincontri

m.sanfilippo

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