Sabato 14 Maggio 2011

Giovanni Paolo II, uomo delle certezze
Il cardinale Re in visita a Gandino

«Era l'uomo delle certezze, sereno perché nel giusto e dedito alla preghiera». È stata la figura del Beato Giovanni Paolo II a caratterizzare l'omelia del cardinale Giovanni Battista Re, che venerdì 13 maggio ha presieduto a Gandino la concelebrazione in Basilica nel giorno che ricorda l'Apparizione della Vergine ai pastorelli di Fatima e a 30 anni esatti dall'attentato alla vita di Papa Wojtyla in Piazza San Pietro.

Alla concelebrazione hanno partecipato anche mons. Angelo Gelmi, vescovo ausiliare di Cochabamba in Bolivia, il prevosto di Gandino don Innocente Chiodi, il curato don Alessandro Angioletti e il parroco di Barzizza don Guido Sibella. Il cardinale Re è stato accompagnato nella visita a Gandino da Antonio Savoldelli, dirigente scolastico all'Istituto Fantoni di Clusone, dove sabato 14 maggio gli studenti condividono con il cardinale il tema «Giovanni Paolo II interprete della storia».

«L'Apparizione di Fatima – ha sottolineato il cardinale Re – è un evento nel quale la fede si intreccia alla storia, sino ad esserne momento centrale. I pastorelli portoghesi incontrarono la Vergine quando il primo conflitto mondiale stava per finire, ma i segreti stessi di Fatima ne annunciavano uno ancor più tragico. Era un mondo dominato da ideologie mostruose come il nazismo e il comunismo, e la lotta fra il bene e il male arrivò a minacciare la vita stessa del Pontefice, nell'attentato del 13 maggio 1981. La Madonna ha fatto sì che il peggio non avvenisse, aprendo a Giovanni Paolo II le porte di un lungo e fecondo pontificato che ha cambiato la storia».

Il cardinale Re era molto legato al Pontefice e la sua collaborazione con il Papa è stata continua. Come Sostituto della Segreteria di Stato ha anche accompagnato Giovanni Paolo II in numerosi viaggi apostolici in Italia e all'estero. In occasione della breve visita a Borno, il 19 luglio 1998, il Papa Giovanni Paolo II, nel salutare la popolazione prima della recita dell'Angelus, si rivolse a lui chiamandolo «mio stretto, carissimo e fedelissimo collaboratore». «Papa Wojtyla – ha detto mons. Re - è stato uno dei giganti della storia, il leader morale degli ultimi secoli. Era l'uomo delle certezze e da questo derivava una costante serenità e la padronanza di ogni e qualsiasi situazione. Mi colpì in più occasioni l'intensità della sua preghiera, che per lui era necessario “pane quotidiano”».

fa.tinaglia

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