Sabato 04 Giugno 2011

«Il carcere è un nostro reparto»
In via Gleno arriva la telemedicina

«Il carcere? Io lo considero un nostro reparto». Parole del direttore generale dei Riuniti Carlo Nicora, che riassumono bene ciò che è accaduto alla sanità penitenziaria negli ultimi due anni: una rivoluzione. Perché le competenze sono passate per legge dal dipartimento della Giustizia al Servizio sanitario nazionale.

I numeri: sette i medici in servizio, con rapporto libero professionale in tre turni che coprono le 24 ore; nove infermieri dipendenti dell'azienda ospedaliera che garantiscono una presenza di 35 ore/die (prima erano 28); servizio di radiologia disponibile 24 ore su 24; fino a quattro prestazioni specialistiche al giorno; 40 i ricoveri ogni anno, un terzo in Psichiatria; 1,1 milioni di euro d'investimento annuo, il 30% coperto con fondi propri.

Il coordinamento del servizio è affidato al dottor Francesco Bertè (già direttore sanitario prima della riforma), la supervisione al primario del Pronto soccorso Claudio Arici. È stata inserita anche la figura del coadiutore amministrativo.

Tra le novità introdotte negli ultimi tempi l'installazione di una rete informatica per gestire esami, consulenze, comunicazioni con l'azienda ospedaliera, il potenziamento delle linee telefoniche, l'introduzione del fax e l'acquisizione dell'aggiornamento del programma informatico di gestione del diario clinico dei detenuti. Sul piano diagnostico è stato acquisito un analizzatore di campione ematico che permette la diagnosi precoce dell'infarto, l'introduzione dei test di screening oncologico, in particolare il pap-test e la mammografia.

«Per il futuro – spiega Nicora – abbiamo in progetto l'installazione nell'ambulatorio maschile dell'elettrocardiografo collegato con il sistema Muse, che permetterà di inviare il tracciato elettrocardiografico per via telematica all'Azienda ospedaliera, che in tempi celeri restituirà il referto. In programma abbiamo anche la teleradiologia, per la quale bisognerà aspettare il trasloco nel nuovo ospedale, quando si renderanno disponibili le apparecchiature da trasferire nella Casa circondariale. Inoltre, abbiamo presentato istanza per l'accreditamento del poliambulatorio della Casa circondariale per certificare la qualità dell'attività svolta».

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a.ceresoli

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