Lunedì 20 Giugno 2011

Erodiani su Atalanta-Piacenza:
«Era fatta ma noi non la giocammo»

In attesa dell'interrogatorio di Cristiano Doni, che dovrebbe essere ascoltato dal procuratore capo di Cremona Roberto Di Martino a metà della prossima settimana, continuiamo a pubblicare gli estratti degli interrogatori degli indagati nell'inchiesta sul calcioscommesse davanti al gip Guido Salvini. Ecco di seguito i verbali di Massimo Erodiani, titolare di agenzie di scommesse, Vincenzo Sommese, centrocampista dell'Ascoli, e Francesco Giannone, commercialista di Beppe Signori, nelle parti in cui si fa riferimento all'Atalanta e al suo capitano.

A Erodiani viene chiesto di un incontro nello studio dei commercialisti di Signori, Giannone e Manlio Bruni. «La prima volta che ci sono andato c'era Giannone, c'era Signori e c'era Bruni. E sinceramente abbiamo iniziato a parlare della partita Atalanta-Piacenza... mentre noi stavamo lì io stavo in contatto telefonico con Paoloni, perché sì, è vero che io in una telefonata menziono Gervasoni (Carlo, difensore del Piacenza, ndr), ma io Gervasoni non l'ho mai sentito, perché io sentivo sempre e solo Paoloni. Paoloni mi diceva che aveva parlato con Gervasoni e gli aveva detto che volevano tot soldi, che sinceramente adesso faccio fatica a ricordare, non perché non glielo voglio dire... E abbiamo iniziato a trattare questa cosa qua, la transazione non è andata avanti in quella partita dove stavo io, perché il Paoloni chiedeva, non mi ricordo se 15, 20 mila euro in anticipo per... indirettamente li chiedeva per Gervasoni. E il gruppo di Bologna quando ho parlato di tariffario e roba varia... era 300 per la A, 120 per la B e 50 per la C, ma la C solo il posticipo».

Atalanta-Piacenza però, sostiene Erodiani, non è stata giocata né da lui né dai bolognesi, perché le quote si erano abbassate troppo, ma era stata comunque combinata: «Secondo me – dice al gip – è stata fatta comunque, ma io e loro (i bolognesi, ndr) non l'abbiamo fatta. È stata condizionata... anzi le dirò di più per farvi fare questa risata. Tre ore prima della partita io stavo in agenzia, mi chiamò Paoloni e mi disse "va bene Marco" perché volevano fare, dato che le quote si erano talmente abbassate e l'avevano talmente massacrate che Bologna aveva messo un vincolo, "guarda Massimo si può fare ancora se fai fare un over 3 e mezzo" e quindi doveva finire con somma 4 gol. Chiamando Paoloni prima mi disse "Sì, sì, si può fare dovete dare 10 mila euro in più al portiere" e fece il nome di Cassano, il portiere del Piacenza. Chiamai Bologna e Bologna mi disse "no, no, va bene, lascia stare"».

Il commercialista di Signori Giannone parla della partita Atalanta-Piacenza come di una gara già combinata: «L'avevano già stabilita e in particolare da... da Doni, perché comunque Doni è uno che nell'ambiente si sa, che è uno che gioca, gioca pesante e quant'altro. Quindi, la partita di fatto l'aveva fatta lui. L'idea che mi ero fatto io era questa qua, che probabilmente l'Atalanta aveva parlato chiaramente con qualcuno del Piacenza e nel caso specifico credo con Gervasoni. Questo gli ha dato l'informazione e Paoloni (il portiere del Benevento, ndr) la stava vendendo come una partita fatta da lui». Il gip lo incalza: «Mentre in realtà il grosso l'aveva fatto già l'Atalanta, qualcosa del genere?». «Sì – risponde il commercialista – la partita era già fatta perché avevano giocato già più di, quasi 500 mila euro su una partita che mediamente a quell'ora si giocano 200 euro». Poi, conclude Giannone, la scommessa non si è più fatta perché le quote si sono abbassate troppo.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 20 giugno

fa.tinaglia

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