Mercoledì 29 Giugno 2011

Duomo, messa per San Basilide
patrono della polizia penitenziaria

Un difficile e delicato lavoro, quello della polizia penitenziaria. Non fatto solo di correttezza formale, ma anche costituito da un delicato equilibrio fra diritti e doveri, attitudine morale e riconoscimento della dignità di ogni persona. Lo ha ricordato ieri il vescovo Francesco Beschi durante la Messa in Duomo concelebrata con i cappellani del carcere di via Gleno don Virgilio Balducchi e don Fausto Resmini, insieme a don Biagio Ferrari e a un diacono.

Tra i banchi, oltre al direttore Antonino Porcino e al comandate della polizia penitenziaria Antonio Ricciardelli, c'erano molti rappresentanti delle istituzioni cittadine che ruotano anche attorno alla Casa circondariale (dalla prefettura alla questura, dall'Arma dei carabinieri alla Guardia di Finanza, dall'ospedale all'Università). C'erano anche molti dei volontari che prestano il loro servizio in carcere, gli insegnanti del centro Eda, le suore delle Poverelle. Il vescovo Beschi ha ricordato la figura del martire San Basilide, patrono della polizia penitenziaria.

Basilide è ricordato dalla tradizione come il custode giusto, che si offrì al martirio pochi giorni dopo il sacrificio dei cristiani che aveva conosciuto in cella, da custode, e da cui era rimasto colpito per la forza della fede e la coerenza fino alla morte. «La vita è degna di essere vissuta se è donata». Partendo da questo principio evangelico, monsignor Beschi ha ricordato le qualità del difficile lavoro del mestiere di agente di custodia: la correttezza non formale, innanzitutto, dettata da un'onestà interiore che guidi le scelte, anche dure, anche severe, di ogni giorno; la resistenza morale, affinché il contatto con uomini e donne che a volte hanno compiuto azioni inaccettabili, non faccia cadere nella tentazione che il male è più forte del bene; la rettitudine, ovvero l'esigenza di essere rispettati nei propri diritti, ma anche la necessità di rispettare i diritti altrui; la dignità, fondamentale mantenerla in noi e pretenderla anche per gli altri.

Il direttore Porcino è intervenuto al termine della Messa per ringraziare tutti i presenti, con un particolare pensiero agli uomini della Polizia penitenziaria, dal comandante, agli ispettori, dagli assistenti agli agenti. «Non ci sentiamo soli – ha detto il direttore – perché ogni giorno veniamo affiancati nel nostro mandato istituzionale, che è quello della risocializzazione dei detenuti, da tutti gli operatori e volontari che quotidianamente entrano in carcere e contribuiscono a un trattamento più umano e completo».

e.roncalli

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