Giovedì 14 Luglio 2011

Infermieri, in 315 per 5 posti
all'azienda ospedaliera Bolognini

Cinque contratti a tempo indeterminato per infermieri professionali di questi tempi fanno gola a tanti. Nulla da stupirsi quindi se per il concorso indetto dall'azienda ospedaliera Bolognini di Seriate, andato in scena per l'intera giornata di ieri alla Fiera di Bergamo, si sono presentati centinaia di infermieri arrivati in città da tutto il Paese, isole comprese. In totale circa 315 candidati, laureati in infermieristica, in prevalenza tra i 25 e i 35 anni.

Ma non mancavano anche numerosi gruppi che gli «anta» gli hanno raggiunti da tempo, alla ricerca di una sistemazione migliore, perché, dicono ad esempio, «la clinica privata per la quale lavoriamo non ci offre di certo le garanzie che può dare un'azienda come il Bolognini».

Per molti infermieri la voglia di parlare è tanta, molto meno quella di farsi riprendere o dare nomi. Vale per la schiera orobica («Se mi va male il concorso - osservano tutti - come ci torno a lavorare in clinica?»), ma anche per molti altri, giunti in via Lunga dall'altra parte del Paese. «La nostra situazione lavorativa è davvero deprimente e degradante - rileva ad esempio un gruppetto di infermieri giunti dalla Sicilia -, la voglia di cambiare è tanta».

I dati riguardanti il concorso (315 presenti per cinque contratti) dicono, molto di più di tante belle parole, quanta sia in effetti la fame di posti di lavoro sicuri. «In realtà - spiega Giacomo Testa, direttore del personale dell'Azienda Ospedaliera Bolognini di Seriate, in totale sette strutture ospedaliere -, gli iscritti per partecipare al nostro concorso erano addirittura 520: ma per motivi vari, all'appuntamento di oggi si sono presentate circa 315 persone».

Al concorso del Bolognini incontriamo chi, in pochi anni, ne ha già fatti anche più di dieci. «Quello di oggi è il mio undicesimo concorso - racconta Antonio, arrivato come tanti da Napoli -. Io e i miei colleghi li abbiamo dovuti fare tutti al Nord; da noi di concorsi manco a parlarne. Così, oltre al fatto che ci tocca lavorare con contratti precari e per poche centinaia di euro al mese, per tentare di migliorare la situazione dobbiamo spendere per fare concorsi al Settentrione».

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m.sanfilippo

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