Giovedì 21 Luglio 2011

Scavalca per fare pipì
Muore 67enne turista francese

Nemmeno un grido, perché l'ultima emozione di Roberto Covelli dev'essere stata più l'incredulità che la paura. Chissà se bastano 8 metri e pochi istanti per chiederti se stai morendo. In modo così assurdo, poi, scivolando mentre scavalchi la ringhiera di una cannoniera per trovare un posto discreto e fare pipì.

È questa la fine in cui è incappato, lui, pensionato francese di 67 anni, famiglia originaria di San Giovanni Bianco, che aveva voluto strappare un'ora al programma della sua rimpatriata per gustarsi ancora una volta la meraviglia di Città Alta. Alle 18 di ieri, cielo terso che regala orizzonte, la pianura vista dalle Mura era bellissima e vasta come un mare, il mare che aveva immaginato Hermann Hesse nel 1913 salendo con la funicolare.

Le ferie italiane Covelli ci è giunto con la figlia quattordicenne Florence, la nipote Clara di 17 anni, e Basilio Pernici, marito della cugina Maria Giuseppina Covelli, che in questi giorni di ferie italiane li stava ospitando nell'abitazione di via Morola a Castelli Calepio.

«Avevamo appena finito di ammirare il panorama dalle Mura – racconta Pernici –. Io mi ero avviato per raggiungere la stradina che sale verso il Seminario: da lì ci saremmo diretti in Piazza Vecchia. Camminavo una decina di metri davanti a Roberto e alle due ragazze. Non ho sentito nulla. Mi sono voltato quando ho sentito Florence e Clara che urlavano disperate: "Il est tombé, il est tombé", è caduto, è caduto. "Dov'è, dov'é?", chiedevo io. Non riuscivo a capacitarmi di quanto successo. E, giuro, non ci credo ancora adesso. Cinque minuti prima eravamo lì tranquilli».

Succede che Roberto Covelli ha un bisogno impellente. Si guarda in giro, vede il prato, la strada, gente che porta a spasso il cane, gente che fa jogging. Cerca un posto discreto e lo intravede oltre la ringhiera della cannoniera di San Giovanni, in mezzo all'erba dello spalto. C'è una ripida scala di ferro che scende a un piccolo piazzale e alle feritoie. Lì nessuno lo vedrebbe, ma a un certo punto c'è un cancello (chiuso a quell'ora) a sbarrare il percorso.

Il pensionato sceglie così di scendere qualche gradino e scavalcare la balaustra della scala. Da lì con un piccolo balzo potrebbe raggiungere la superficie superiore delle Mura della cannoniera. Che sta lì vicina, quasi alla stessa altezza della ringhiera, un paio di metri sotto il prato dello spalto, dunque al riparo di occhi indiscreti. Non dovrebbe essere un'impresa difficile per uno come lui, 67 anni, sì, ma con il fisico asciugato dall'attività sportiva.

Solo che qualcosa non va. Mentre è in equilibrio sulla balaustra, Roberto scivola e cade dalla parte opposta, dove c'è il vuoto, otto metri di vuoto. È come se fosse stato inghiottito, sparisce. Si schianta sul selciato del piazzale della cannoniera, che restituisce solo l'eco sorda di un tonfo. Inutili i soccorsi «Io e le ragazze siamo corsi a guardare giù – ricostruisce Pernici –. Non si muoveva, c'era molto sangue. Lo chiamavamo: Roberto, Roberto. Niente. Non potevamo scendere, il cancello era chiuso. Ho fermato un passante, mi sono fatto dare il cellulare e ho chiamato i pompieri. Sono arrivati dopo soli 10 minuti, ma a noi è sembrata un'eternità».

I vigili del fuoco si calano nella cannoniera, ma capiscono che per il sessantasettenne non c'è nulla da fare. Il 118, giunto poco dopo, può solo constatare il decesso. Tragica fatalità, è questa l'unica ipotesi su cui stanno lavorando gli agenti della Volante, intervenuti con i colleghi della Scientifica.

Lo spalto adesso è un viavai di divise e di fotografi, dentro il quale ci stanno due ragazze stordite dal dolore. Le infermiere del 118 le accarezzano e cercano di proteggerle dalla notizia da cui sono appena uscite. Qualcuno passa, chiede e tira avanti. Altri fiutano l'«evento» e scattano foto col telefonino, poi s'affrettano verso la movida. Bergamo che si diverte sta qualche centinaio di metri più giù, tra chiringuitos e happy hour.

Stefano Serpellini

m.sanfilippo

© riproduzione riservata