Domenica 16 Ottobre 2011

C'è chi «adotta» un maiale
per risparmiare in tempi di crisi

C'è chi ha messo nella lista nozze, pentolame, inguardabili soprammobili, oggetti kitsch, insalatiere d'argento e persino vacanze alle Maldive. Ma un maiale, quello francamente nessuno aveva mai osato inserirlo. Un porco in carne ed ossa, naturalmente.

Non da tenere in garage, s'intende, ma da «adottare a distanza». In tempi di crisi, sta prendendo sempre più piede l'«adozione» degli animali che diventano prosciutti o forniscono formaggi. C'è chi adotta bovini e suini, c'è chi decide la semina di un orto a distanza e si fa mandare il raccolto. E c'è chi adotta galline, capre, asinelli, agnelli, vigneti, frutteti.

E non si tratta di una moda, il risparmio c'è, dice chi ha sperimentato l'adozione. Tutto è molto semplice: si versa una quota all'allevatore o al coltivatore e si può seguire, passo passo, la crescita di un maiale o di una campo di insalata e poi ci si fa inviare i prodotti. Ci sono fattorie che hanno persino installato una web cam nella stalla.

Un modo per sopravvivere, dividendo i costi. Proprio come accade oggi. La Strada del vino Soave ha lanciato il progetto «Adotta una Garganega». A tutt'oggi i vignaioli adottivi sono 115, sei dei quali bergamaschi di Verdello, Dalmine, Mornico al Serio, Curno, Misano Gera d'Adda e Caravaggio. Si adottano 50 viti di Garganega per 100 euro l'anno e in cambio il vignaiolo adottivo avrà diritto a ricevere bottiglie di Soave Doc, anche personalizzate nell'etichetta.

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m.sanfilippo

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